Il pacchetto. My Nightmare Before Christmas

Da un mese e mezzo a questa parte ho un incubo ricorrente: una lunga striscia di carta da pacco mi stritola in una morsa forte e letale come quella di un Boa Constrictor, io non ci sto e lotto disperata. Con molta fatica mi libero e, sudata come fosse Ferragosto, cerco di domare la carta con nastro e scotch. Sembro Bear Grylls in Man Vs. Wild!

bear grylls and boa

Bear Grylls – Credit Photo: dmax.de

Alla fine ho la meglio, ma poi guardo ciò che ho sotto il naso e un brivido d’orrore mi percorre la schiena: un groviglio informe giace sul tavolo, tenuto insieme da una fettuccia stropicciata e decisamente troppo nastro adesivo.
Mentre osservo questo “coso” immondo e inerme davanti ai miei occhi sento delle risa, via via sempre più forti.
Poi compaiono delle teste che si scuotono lentamente, in evidente segno di disapprovazione. Queste teste – tutte con piega perfetta e corredate di faccia con sopracciglio alzato – appartengono alle mamme, alle amiche, alle blogger, agli editor che da un mese e mezzo a questa parte combattono una crociata disperata e più o meno consapevole: insegnarmi, vis à vis o via tutorial, la meravigliosa arte del pacchetto. Ovviamente non possono che abbattersi davanti a cotanta inettitudine!
Li capisco… fossi in loro scuoterei la testa ancora più inesorabile probabilmente, quindi – sempre nell’incubo – afferro il cadavere-pacchetto e cerco di nascondermici dietro, come fosse uno schermo per il volto. Vergognandomi molto.
È un sogno dall’alto connotato imbarazzante, tipo quello in cui cammini nuda in mezzo alla gente!
Ma alla fine la sveglia suona – o Pietruncoli piange, o Biscela salta sul letto – e tutto torna come prima.

Okay, posto il fatto che dopo Natale vedrò di trovarmi un ottimo psicoterapeuta… Qui l’autodiagnosi è una e inequivocabile: dicesi ansia da pacchetto!

E pensare che una volta ero anche bravina… mi ci divertivo, ci investivo ore preziose e quantomeno il risultato era più che dignitoso!
Oggi, diciamocelo, non è solo il tempo che si è dimezzato. Il punto è che la voglia si è azzerata, così come le energie psico-fisiche, e i pacchetti da fare sono decuplicati. Non se ne esce.

Il vero problema poi è la segretezza assoluta con cui la missione deve essere portata a termine!

 

E fu così che in casa nacque la Carboneria dei pacchi…

Si aspettano pisolini, crolli per sfinimento o gite improvvisate non proprio a caso dagli ignari nonni.
Tutto pur di liberarsi per un po’ della prole e guadagnare tempo prezioso. Tutto pur di non farsi beccare con le mani sul pacchetto!!
Perché poi come glielo spieghi – a un bambino di oggi, mica a un fessacchiotto degli anni ’80 come me, eh?! – che i regali di Babbo Natale li impacchetti tu?! Già avremo il nostro bel daffare tra qualche tempo a giustificare la carta regalo: possibile che il corriere volante più famoso di sempre – e che vive in Lapponia – si serva dallo stesso cartolaio di mamma?!
E così appena si ha la via libera ecco che compare magicamente l’arsenale!
Si aprono doppi e tripli fondi di armadi e cassapanche, scorrono pareti che rivelano stanze segrete ricolme di regali comprati rigorosamente online. E quindi… sprovvisti di confezione regalo!
Perciò ti ritrovi modello automa ad arrotolare giochi e giochini nella carta, senza cura e senza voglia. Senza né arte né parte. Ma soprattutto senza tempo!

 

Nessuna pietà per il pacchetto!

Diciamocelo: chi di noi non si figura il momento apertura-pacchi la mattina di Natale? Quello in cui qualsiasi bambino, posto davanti a un pacchetto, lo ridurrà allegramente in brandelli senza alcun riguardo e, soprattutto, senza notare nemmeno di striscio l’eventuale piccola opera?
Ecco, questa prospettiva non è esattamente un incentivo, almeno non per me!

 

Quel pizzico di cattiveria… siamo a Natale Signori, suvvia!

Questo è il momento dell’appello. Accorato ovviamente. Cari miei signori creatori di packaging per giocattoli: vogliamo capirlo o no che preparare un pacchetto regalo per una scatola che è una specie di triangolo o per un’altra informe e totalmente concava è – passatemi il francese – un gran casino?! Voglio dire… o hai la manualità di Giovanni Muciaccia in Art Attack o sei totalmente fregato!

Giovanni Muciaccia

Giovanni Muciaccia

Capisco perfettamente che con quel pizzico di cattiveria che mettete nei pack vi ci facciate grasse risate e curiate la gastrite… ma siamo a Natale, suvvia!
E quindi: vogliamo dedicarlo un minuto di silenzio al povero genitore-elfo nel momento in cui partorite questi pack geniali? Grazie.

 

Perciò eccomi, lo ammetto: colpevole di pacchetti inguardabili, presente!
L’incubo, fatta eccezione per l’attacco killer della carta regalo, si è avverato dando i natali alle confezioni più brutte della storia!
E questo accade proprio ora: nel mio primo Natale in rete, quello con l’Avvento costellato di carte da pacco da reinventare e pacchetti personalizzati da progettare. DIY spettacolari, in ogni angolo del web, che non fanno che acuire il mio panico, nonché il mio senso di inettitudine a riguardo!

Vorrei poter dire che il prossimo anno sarà diverso, ma la verità è che io non credo!

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