Apriamo la Moleskine – start-up di una famiglia a quattro

In questo momento della mia vita da mamma (quindi della mia vita, punto!) l’argomento più in voga è: Biscela e Pietruncoli… nuovi rapporti nascono e (si spera!) crescono.

Il primo Moleskine-post non può che essere una piccola riflessione pratica sull’arrivo del secondo e su tutto quello che comporta per il novello fratellone.

Argomento dalle mille sfaccettature questo. Tornerò spesso sul tema quindi, raccogliendo quanto più posso… dai nostri momenti, dagli errori, dai traguardi raggiunti e da quelli apparentemente lontanissimi, dagli stratagemmi-che-funzionano a quelli totalmente fallimentari, e così via!

Partirò perciò dall’inizio, da quello che penso sia alla base di tutto.

Il motivo per cui ho voluto fortemente il secondogenito: un rapporto vero, eterno… legato dal sangue, dai ricordi, dai valori. Questo volevo poter lasciare a Biscela. Questo oggi sogno per entrambi i miei nani.

 

Non appena ti imbarchi nella nuova avventura ti rendi conto però che raggiungere questi romantici traguardi comporta un percorso tortuoso, fatto di piccole cose quotidiane, step pratici che vanno affrontati poco per volta. Vanno maneggiati con cura. Il rischio, sappiatelo, è quello della nevrosi generale!

Si inizia a lavorare quindi dagli albori, dalla gravidanza. Da subito infatti ti rendi conto che devi sostenere il grande: per lui inizia una dura rivoluzione!

Io a suo tempo ho buttato giù una breve “to do list” per cercare di facilitare il nuovo arrivo e, soprattutto, per provare a limitare i disagi di Biscela. Riporto fedelmente la mia lista, assemblata raccogliendo spunti da mamme-bis decisamente navigate, da qualche lettura e da un incontro sul tema a cui ho partecipato ai tempi della pancia.

Eccola, nella sua versione integrale:

 

  1. Indottrinare a dovere parenti e amici. Già, perché è in arrivo un tenerissimo bebè e chiunque sarà tentato di entrare, nella stanza dell’ospedale prima e in casa poi, e di fiondarsi a riempire di versetti e complimenti il nuovo arrivato. Eh no belli! PRIMA Biscela e poi il piccolo, questa è la regola che ho imposto a chiunque volesse venire a trovarci.
  2. Predisporre dei regali da parte del nuovo arrivato. Stratagemma in cui il bebè arriva un po’ come Gesù Bambino la notte di Natale: con uno o più doni per il grandone. Si spera che questo possa renderlo non solo più simpatico agli occhi del fratello maggiore, ma anche portatore di un messaggio rassicurante: “vengo in pace!”. Il mio consiglio pratico su questo punto è quello di NON concedere la scelta dell’articolo. Una bella sorpresa e via, o rischierete di complicarvi la vita! Ovviamente la dritta si basa sul mio vissuto, è andata più o meno così: “Marti, amore, quando arriverà il fratellino ti porterà un bel regalo! Cosa vorresti chiedergli?”, lui si avvicina al pancione: “Pietroooo, vorrei Chick Hicks!!!”… Ma daiiiiiiiiiii!!!! Ti parevaaaaa?! Ha scelto l’unico personaggio di “Cars” pressoché introvabile! Morale: lo abbiamo dovuto far arrivare dal Giappone!
  3. Preparare con onestà. Mai dire a un bambino cose del tipo: “arriva il fratellino!!!! Avrai qualcuno con cui giocare, che bello!”. Ovviamente lui si immaginerà di veder far capolino dalla pancia un coetaneo “pronto all’uso”! Fortunatamente per la mamma non è così, ma sai che delusione vedersi arrivare un “cosino” che piange, fa la cacca, si attacca al seno della mamma (!!) e di nuovo piange?! E a proposito di pianto… ho letto da qualche parte che è proprio questo ad infastidire maggiormente i fratelli maggiori. Non guasta prepararli a tal proposito e provare a spiegare che il pianto è il linguaggio del bebè. Potrebbe essere la chiave per tentare di salvare il piccolo dagli istinti omicidi del fratellone!
  4. Tenere sempre in casa un “emergency gift”. I primi giorni vengono a trovarti parenti e amici portando regali per il nascituro. Qualcuno pensa al grande, qualcuno no. Tenere in casa un pacchettino d’emergenza per il primogenito (anche con dentro una confezione di pennarelli per carità, non deve essere per forza l’ultimo Lego!!) aiuta a togliere le castagne dal fuoco in certi momenti!
  5. Coinvolgere. Sia nei cambi, sia nel momento della poppata. Soprattutto i primi tempi. Farsi aiutare a cambiare e lavare il piccolo (anche se l’operazione in questo modo diventa estremamente elaborata e complessa!) dovrebbe far sentire il grande partecipe ed importante. Un consiglio: provare a semplificare le cose assegnando compiti gestibili, come passare i prodotti o scegliere la tutina. Inoltre nel momento della poppata dedicarsi anche al primogenito, magari leggendo una storia. Se poi ti va male, come nel mio caso ovviamente, ti ritroverai ad allattare in posizioni improbabili, seduta sul tappeto, mentre giochi con le macchinine!
  6. MAI dire frasi come “non fare questo o quello, ormai sei grande…”. Cercare di tenere sempre a mente che un treenne o giù di lì è un bimbo piccolo. In questo momento più che mai ha bisogno di mamma, papà, nonni, educatori, amici, esercito della salvezza è chi più ne ha più ne metta. È-piccolo. Ripeterselo come un mantra.
  7. Non imporre. È lecito desiderare con ogni cellula del proprio corpo di trovarsi davanti a scene da famiglia del Mulino Bianco, di vedere il grande avere innumerevoli slanci d’affetto nei confronti del piccolo. Di vedere da subito tanto ammmmore. Con ogni probabilità non sarà così, perciò tentare di favorire il rapporto senza pretendere che il primogenito sprizzi gioia e cuoricini per uno che, dal suo punto di vista, è solo un piccolo usurpatore che frigna e fa la cacca a ciclo continuo è la cosa più sensata da fare! Si spera che l’affetto fraterno prima o poi arrivi!

 

La “lista” è stata scrupolosamente applicata (e alcuni punti lo sono tuttora).

Funziona? Non so ancora dirlo con certezza, magari ne riparliamo tra un annetto. Per ora quello che so è che si tratta di regole e piccoli stratagemmi che hanno del ragionevole.

Posso dirvi che Biscela al momento non è ancora impazzito per il fratellino (i pronostici non erano dalla nostra comunque, lui non è mai stato uno di quei bambini attratti dall’articolo “piccolini”, mai… nemmeno al nido), ma posso anche affermare con una certa sicurezza che è un bimbo sereno ed equilibrato, e al momento questa è la cosa più importante.

 

E qui concedetemi una riflessione un po’ più profonda.

I miei figli mi hanno insegnato che i bambini parlano un linguaggio semplice, fatto di gesti, piccoli ma concreti. Non ci sono ricette eclatanti, o almeno non credo.

Hanno bisogno di certezze e soprattutto di amore. Non è facile, i tentativi che si fanno con loro sono piccini, e comunque tentativi.

Perché non sempre noi adulti troviamo subito la chiave per accedere al loro mondo fantastico.

Bisogna cercare a fondo, con pazienza.

Un passo per volta. Un piccolo traguardo, uno dopo l’altro, concedendosi anche di sbagliare. E saremo ogni giorno di più una famiglia.

6 Commenti

  • mammaalcubo ha detto:

    Anche noi abbiamo più o meno seguito le stesse modalità per l’arrivo del fratellino e devo dire che il grande l’ha vissuto serenamente e con partecipazione.
    Adesso che sono più grandicelli (8 e mezzo e 4 e mezzo) siamo nel pieno del periodo litigioso… ogni giorno ce n’è una: una volta il grande non vuole che il piccolo lo disturbi, mentre il piccolo vorrebbe giocare insieme; un’altra volta il grande abbraccia il fratellino e lui invece vuole essere lasciato in pace; questo è mio, ci stavo giocando prima io… va beh fa parte del pacchetto “fratelli”, e considerando il fatto che hanno caratteri molto diversi è inevitabile che cozzino delle volte. Ma nella loro diversità si vogliono bene, si cercano, si aiutano, si fanno compagnia, e se mi fermo a guardarli spesso mi viene da piangere dalla felicità per aver contribuito a farli così meravigliosi!

    • Sara ha detto:

      Noi stiamo vivendo un periodo pieno di contrasti, un momento lo vuole è quello dopo no. Diciamo che tendenzialmente lo ignora… Ma spesso siamo arrivati all’insulto:
      “Marti, prova a dire qualcosa a Pietro… Guarda come ti sorride!”
      “Pietroooo, cacca!!!” Oppure “puzzi!”…
      Diciamo che ci stiamo impegnando, ma attendo con ansia periodi migliori!!

  • Alessandra M. ha detto:

    Beh dai, dire ‘puzzi’ può essere un complimento. Sempre meglio che avere le dita infilate negli occhi da tua sorella (ovvero la mia) durante il riposino, che cerca di aprirteli per vedere come funzione l’effetto R.E.M.. Confessione tardiva e alquanto compiaciuta dopo tot % anni. Sei messa decisamente meglio! 🙂

    • Sara ha detto:

      No, ma tranquilla Ale… Abbiamo anche i tentativi di sabotaggio fisico. E il povero Biscela non si rende nemmeno conto del rischio che corre perché, se va avanti così, Pietruncoli diventerà presto il doppio di lui…

  • Alessandra M. ha detto:

    Uh, povero Biscela, la vedo dura per i suoi riccioli – tranquilla, tiro alla fune sarà il gioco preferito di Pietruncoli. Passerà, e i momenti saranno decisamente migliori! 😉

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