Noi, bambini degli anni ’80, alla scoperta del minimondo di oggi

Fedez e Cristina D'Avena

Essere bambini negli anni ’80 era una cosa, esserlo oggi è tutta un’altra faccenda. E non parlo solo della più che giusta messa al bando delle frange gonfie e delle calze bianche indossate sotto le scarpette di vernice, né della caduta dell’egemonia dei Manga giapponesi nel panorama del palinsesto-cartoon.

Parlo di ciò che prima era vissuto diversamente perché, che lo accettiamo oppure no, i tempi cambiano. Parlo delle frivolezze che i bimbi di oggi guardano inspiegabilmente con occhi grandi e luccicanti e che, domani, faranno a loro volta sciroppare ai loro bambini presentandole con aria convinta come “il massimo dello spasso.
Cosa otterranno? Beh, ovviamente ciò che otteniamo noi oggi quando cerchiamo con tanto impegno su YouTube tutte le puntate di Lady Oscar o di Mazinga: dieci minuti di estenuanti domande a raffica e poi il totale disinteresse per l’articolo.

Oggi vi racconto la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità sulle strambe scoperte che ho fatto nel minimondo. 
Perché sì, i bambini di oggi sono diversi. E sì, vale la pena prepararsi… quantomeno per fingere una certa disinvoltura quando vostro figlio vi chiederà la sua prima canotta da rapper!


Bambini anni ’80 Vs. Bambini di oggi

1. La musica è cambiata ragazzi, c’è da farsene una ragione 

L’idolo musicale incontrastato per noi piccoli degli anni ’80 è stata senz’altro lei: la vaporosa Cristina D’Avena. Cantava le canzoncine dei cartoon e si faceva largo nei nostri cuori a suon di maniche a sbuffo e sorrisi.
È stata lei la causa del dilagare di carie tra i ragazzini di vent’anni fa? Non è dato saperlo, fatto sta che il mood Candy Candy oggi non va più di moda e si tende ad una dieta musicale decisamente più sugar-free.
Oggi va il rapper tutto pessimismo e tatoo. Oggi va solo lui: Fedez.
Perché oggi i rapper non “fanno brutto” come accadeva negli anni ’90, non più. E allora il vero pubblico di Fedez & co. è composto da quattrenni entusiasti e canterini che ripetono a pappagallo parole per loro senza senso.
La morale? Se da bimba stordivo i miei genitori a botte di “Noi puffi siam così”, io – evidentemente in debito col cosmo e meritevole di punizione divina – esco distrutta da raffiche di “Vorrei ma non posto“, “Sofia” e “Andiamo a comandare“. Salvatemi.

2. Per noi, figli degli anni ’80, la tecnologia non esisteva 

O, se esisteva, era una presenza irrilevante nelle nostre vite, qualcosa ad esclusivo appannaggio degli adulti.
Ricordo ancora la gioia che provavo quelle rare volte in cui mio padre mi faceva sedere davanti al suo pc IBM – un monitor ciccione, con schermo nero e scritte talmente verdi da far bruciare gli occhi – e mi permetteva di giocare al “bruco“. Di bruco quello a dir la verità aveva ben poco, si trattava di una linea retta che si allungava a seconda di quanto riuscivi a farla “mangiare” senza schianti sulla cornice del gioco.
Oggi i bambini hanno a disposizione un arsenale pazzesco, potrebbero chiederci qualsivoglia cartone animato, anche uno degli ultimi nati in casa Disney. Uno di quei cartoon che a noi, negli anni ’80, erano concessi una volta all’anno. A Natale. Forse.
E invece cosa vogliono fare quando concedi loro preziosi minuti (sorvegliati ovviamente, non mangiatemi subito!) con un tablet in mano? Loro vogliono andare su YouTube e guardare video improponibili di gente che dal web però ha capito tutto.
Milioni di visualizzazioni per mani che montano Lego, piste delle macchinine o sorprese degli ovetti Kinder.
Giuro: esistono e, soprattutto, piacciono.
Rendiamoci conto che il più folle di questi tizi apre pacchetti di caramelle e dolciumi vari in modo ossessivo-compulsivo. Nessun colpo di scena, solo un grandissimo spreco di zuccheri. Che si tratti di un ex-fan dai denti cariati della nostra cara Cri-Cri? O forse di un hater della Befana? Sto indagando.
Qualsiasi motivazione mobiliti questi youtubers, vi assicuro, partoriscono ciò che noi definiremmo una noia mortale. In confronto il mio bruco parrebbe uno spasso! E invece no, a quanto pare c’è qualcosa in questi video-capolavoro che ancora ci sfugge.

3. Non raccontiamoci favole

I classici piacciono, ma le storie di oggi piacciono di più!
Quali sono le fiabe di oggi? Storie buffe, a tratti disgustose forse. Sono storie che sanno soddisfare il bisogno di caccachiappepuzza di ogni quattrenne dei tempi moderni. Storie che rigano le faccine di lacrime, che fanno venire i crampi per le risate.
Non scherzo, prendo lo strano humor modello Er Monnezza di mio figlio molto seriamente. E a quanto pare lo ha fatto anche qualche scrittore di fiabe moderne, se poi si tratti di pura follia o di genio lo devo ancora stabilire. Funziona però, e i bambini si divertono.
Storie come “Il drago puzzone” o “Il mostro peloso” di Henriette Bichonnier battono quella granculo di Cenerentola 10 a 0. Facciamocene una ragione!


Credo sia più o meno tutto, o almeno queste sono le scoperte che ho fatto io.
Non ho ancora deciso se riderne o piangerne francamente. Probabilmente – a furia di ascoltare pessima musica, guardare video elettrizzanti quanto un cambio completo dell’armadio e parlare di cacca e peli – farò entrambe le cose. In preda a una crisi isterica ovviamente.
E voi? Cosa avete scoperto nel minimondo di oggi?

 

 

 

 

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