Di gusci e di ali. Il mio bambino senza corazza

Questo mondo è veloce, non aspetta nessuno.
Devi imparare in fretta, farti strada a suon di gomiti larghi e di gamba spedita. Con la testa bassa, per non guardare in faccia chi ti lasci alle spalle.

Questo mondo è duro, sa dare botte da orbi.
E dentro ci si sta troppo spesso a fatica, quindi meglio essere più duri di lui. Così si vive bene.

Questo mondo impone standard. Sì, proprio nell’era del “volemossebene” e della libertà di espressione, delle proprie idee e del proprio io.
Va bene tutto di base, fuorché il vivere senza guscio. Quello no. Quello questo mondo non te lo perdona.

E allora quando arriva nella tua vita un figlio tu vorresti regalargli ali, e invece ti ritrovi a provare a fornirgli corazze.
Ma la verità è che i gusci non si costruiscono facilmente, qualcuno ci nasce e qualcuno si ritrova in mezzo alla strada a sensi scoperti. Già, sensi. Di quelli che ti fanno sentire tutto, nel bene e nel male.

Mio figlio, il mio grande, è uno di loro. Un senza corazza.
E ultimamente questa cosa ne ha generate di difficoltà, tanto che, io e Andrea, abbiamo dovuto prendere le nostre prime decisioni complicate come genitori.
Da qui in avanti capiterà spesso, lo so. Eppure ammetto di aver desiderato, in questi giorni più che mai, per Martino un carattere più forte, che gli consentisse di sorridere di più.

Il mio piccolino se ne va per le vie di questo mondo di squali senza troppe difese, e io vorrei costruirgliele. Lo farei a mani nude se potessi, cucirei armature su misura fino a far sanguinare le dita.

Vorrei la forza si potesse somministrare in gocce, dare come caramelle

Vorrei essere in grado di consegnargli il libretto di istruzioni per la gestione dei piccoli bulli o delle situazioni pesanti. Già, vorrei.
Eppure questa cosa non si può infiocchettare e regalare.
Certamente puoi provare a dare qualche strumento, insieme a tutto un bel pacchetto di valori da sfoderare al momento più opportuno.
Ma la natura non la puoi cambiare.

E allora io mi ritrovo a soffrire con lui, a sentire il cuore in frantumi, a odiare quest’impotenza davanti alle sue piccole battaglie che ai nostri occhi appaiono perse, spesso e volentieri.  Perché presentarsi disarmati davanti alla prepotenza, davanti all’arroganza, non sembra mai una buona idea.

Essere mamma di un bambino senza corazza certe volte non è semplice. Ci sono momenti in cui vorresti soltanto rispondere al tuo istinto, proteggendolo. Vorresti poter fare tu.
Ma niente, lui dovrà trovare il suo modo di affrontare le cose. E questo è quanto.

Tante altre volte però la sua bontà sa renderti davvero fiera di ciò che è. Della bella anima che sta crescendo in lui.

Allora io guardo i suoi occhi. E capisco

Capisco che il suo sguardo sul mondo scava più a fondo. Cerca di più, e raccoglie di più.

Il suo viaggiare senza guscio, certo, gli fa sentire più forti le delusioni. Va tutto dritto sulla pelle.
Ovvio, la pioggia batte più forte e il vento brucia in faccia. Ma è anche vero che il sole è più caldo e i colori più brillanti.
Se le fatiche sono più grandi, anche le gioie lo sono di più. E forse così sarà per sempre.
Lo sarà di certo se faremo un buon lavoro noi, come genitori.

Perché questo sguardo non può essere una zavorra, non deve essere considerato una debolezza. Nonostante le fragilità che può portarsi appresso. Nonostante il mondo voglia farci credere sia così.

Questo sguardo è una ricchezza, un punto di forza. Perché lui è forte.

Forte di bontà, di curiosità, di spiccato acume. Forte nel suo credere che per ottenere qualcosa non si debbano usare necessariamente i muscoli. Forte nel suo sentire tutto.

E io tutto sommato ci voglio ancora credere che i buoni insegnamenti portino bene. Che alle persone buone capitino cose belle.
Non insegnerò ai miei figli che è giusto barricarsi dietro una corazza, ad artigli spiegati.
Resisterò alla tentazione di fabbricare gusci e proverò a guardare oltre. Tenterò di essere una guida giusta in un viaggio lungo, alla scoperta di sé e del mondo. Tenterò di mettere da parte le mie aspettative e le mie paure.

E tenterò di contribuire alla costruzione di qualcosa di meglio di un guscio.
Credo tutto sommato che, nonostante le mie vertigini, opterò per le ali.

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