Di risate e grandi insegnamenti. Una nonna speciale.

Novembre è il mese di mia nonna. Uno Scorpione doc!

Era una tipa tosta lei, non ce ne sono in giro tante così!
Perciò, ora che il “suo” mese ci apre le fredde porte, ho proprio voglia di farle volare accanto il mio pensiero. E voglio farlo come sarebbe piaciuto a lei: in modo scanzonato, energico e con una bella dose di ironia!
Un viaggetto indietro con la memoria, ecco.
Mando il nastro indietro un pochino e stoppo… poi ancora indietro veloce… e premo ancora stop. Ne rivedrò solo piccoli flash, ma saranno terapeutici e portatori di buon umore! Saranno quelli che riportano profumi, sapori, piccole cose normali e quotidiane che mancano – e mi mancano – da troppo tempo…
Scuserete le mie divagazioni randomiche quindi… ma i ricordi frullano e saltellano un po’ così, come viene!

Nonna

Lei – l’ho detto – era una diretta, capace di prendere sempre la vita di petto. E la vita, con lei, non aveva certo usato i guanti di velluto!

Se penso a mia nonna materna la prima immagine che ho è quella di un sorriso smagliante che mi accoglie sull’uscio alla qualsivoglia ora della giornata e che, prima ancora di avermi dato l’opportunità di liberarmi del cappotto, mi domanda: “hai fame? Lo vuoi un tosto?!
No, non è un refuso: un tosto.
E questa è una frase che dice molto di lei, più di quanto non sembri!
Perché due cose la contraddistinguevano ai miei occhi di bimba più di tutte: la passione per il cibo – con la conseguente paranoia sul visionario deperimento della sottoscritta – e un vocabolario tutto suo, zeppo termini e nomi rivisitati in chiave assolutamente personale!

Tanto per cominciare era l’unica ligure fissata col dialetto milanese, che ormai non lo parlano più manco i milanesi certificati D.O. P.. Possiamo tranquillamente ricapitolare il concetto sostenendo che – da quando non ci sono più né lei né il mitico Jannacci – la tradizione meneghina ha perso due pezzi da novanta!
Ovviamente nel suo caso spesso veniva fuori un bell’ibrido… ma assistere a un discorso tra lei e mio nonno – che era di Brescia e che condivideva il chiodo fisso per il milanese, divenuto quindi la lingua ufficiale di casa – era spassoso, ve lo assicuro!
Il tarlo vero di mia nonna però era l’inglese e tutti quei termini filo anglofoni che ormai sono di casa anche qui in Italia – vedi il toast!
Un’altra parola da Wikinonnapediadivenuto un evergreen per la famiglia – era il “can burdo’ “, che se io mi ci soffermavo visualizzavo un cane paonazzo!
Ovviamente la traduzione letterale era bulldog, ma ca va!

Mi faceva letteralmente cascare a terra per le risate anche quando cercava di canticchiare canzoni inglesi che ascoltavo con mio zio – una su tutte “Rebel Rebel” – abbozzando pure qualche passo di danza!
E non si salvavano nemmeno i cantanti italiani, eh?!
Confesso di averci messo qualche giorno a capire che “mi me pias chel lì, chel Rendel” significasse “a me piace Renga”!

La cosa bella di tutto questo – quella che più di tutte mi è rimasta impressa – era la sua auto ironia, la capacità di non prendersi mai troppo sul serio. Perché lei, su tutti questi adorabili strafalcioni che scatenavano momenti di comicità in casa, ci rideva fino alle lacrime!
Un grande insegnamento tacito questo, che vale ben più del saper pronunciare correttamente “bulldog”, ma infinitamente più complicato e che non so se sarò mai in grado di replicare!

Ma – come dicevo – lei era uno Scorpione vero. Tipetta tosta. Simpatica e carismatica sì, ma guai a pestarle un callo!
Io l’ho sempre vista un po’ come una Sora Lella milanesizzata.
Quella che non si tiene un cecio in bocca – per dirla proprio alla romana – ma che ha l’ironia giusta dalla sua e le perdoni tutto!

Ricordo ancora di quando la tizia del piano di sopra aveva avuto l’infausta idea di scuotere la sua tovaglia qualche volta di troppo sul balcone di mia nonna. Al terzo episodio lei – senza dire una parola – ha raccattato tutte le briciole e le ha ficcate in un sacchettino. Poi ha infilato la porta e scampanellato alla vicina del piano superiore.
Immaginate la faccia della sventurata (ma indubbiamente non principesca) signora quando si è trovata davanti mia nonna che, sorridendo di finta cortesia, le porgeva la bustina e diceva: “scusi, penso questo sia suo… Dev’esserle caduto sul mio balcone!
Io di sicuro sarei sprofondata fino al centro della terra!

Ecco i miei flash back che profumano di buono e sanno di casa. Sono le piccole cose a rendere unica una persona, nella nostra vita e nel nostro cuore.

Ovviamente tanti altri bei ricordi mi legano alla memoria di mia nonna: il profumo di pane tostato al mattino, i pranzi faraonici di Natale, i riccioli di burro, le chiacchierate ad anima spalancata… Ne avrei ancora troppe di pagine da scrivere!

In fondo però era questa l’essenza che volevo cogliere all’inizio di questo piccolo rewind della memoria: una donna tosta, con un meraviglioso lato infantile a renderla ancora più forte.
Un po’ guerriera un po’ bambina, ecco cos’era!
Portava dentro di sé un dono rarissimo: una piccola Peter Pan al femminile che non ha mai smesso di parlarle, di renderla speciale!

Ci mancano le tue risate nonna, ci mancheranno sempre!

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