Evviva, si esce! O forse no…?!

Da quando sono mamma continuo a sentir parlare di quanto siano felici i bambini all’aria aperta, di come sia piacevole portarli al parco.
È importante farli giocare con altri bambini, dicono.
Mi viene raccontato di piccoli che si preparano le scarpine vicino alla porta d’ingresso e che impazziscono di gioia al primo accenno di uscita.
Mettere il nasino fuori casa: una necessità!
E assisto da sempre a scene in cui, alla fine di una giornata di giochi, un nonno o un genitore disperato – e soprattutto stremato – cerca di staccare il suo bimbo urlante dall’altalena, perché ad un certo punto farà anche buio!

Per me ovviamente si tratta soltanto di racconti mitologici o di scene di pura fantascienza, non so cosa voglia dire tutto questo!
Faccio outing in rappresentanza di tutte le mamme di orsetti.
Quindi ecco: mi chiamo Sara, ho trentaquattro anni e mio figlio grande è un orsetto. Adorabile, ma orsetto.

Il mio Biscela è sempre stato un osso molto duro da convincere alle uscite, difficile descrivervi quanto!
Beh, proviamoci.

Lui è il ritratto della felicità quando può affondare le manine nella panchetta che contiene il suo immenso parco-macchinine e tirarle fuori tutte, una-ad-una. E fare grandi file, guai a spostargli anche un solo elemento!
Niente di male per carità, ma raggi di sole e compagnia di altri esseri umani a volte diventano una necessità, vi capita mai?
Perciò parti positiva nel proporre un’uscita al parco e, rifiuto dopo rifiuto, ti ritrovi a cercare ogni escamotage possibile per stanarlo.

Quando aveva all’incirca due anni ad esempio l’unico modo per convincerlo ad uscire dalla porta di casa era proporgli di andare a guardare le auto parcheggiate, in particolare gli piaceva contare le Panda, che allora erano le sue preferite (oggi invece vorrebbe una Panamera rossa, ma questa è un’altra storia!).
Non che fosse l’uscita che si sogna di fare con il proprio piccolo ai tempi del pancione per carità, ma almeno eravamo fuori e se ero fortunata riuscivo ad arrivare davvero al parco!

Oggi il mio treenne gioca all’aria aperta in modo più spontaneo grazie al cielo.
In particolare se c’è una bimba per la quale sembra essersi preso una bella cotta nel cortile di casa scende al volo!

Ma il mio orsetto resta sempre un orsetto! La natura non si cambia.

Diciamo quindi che ad oggi il bipolarismo la fa da padrone. Spesso resta fuori a giocare volentieri.
Ma ci sono giorni in cui vado a prenderlo alla scuola materna e non ne vuol sapere di stare all’aria aperta. Alla mia proposta di parchetto mi guarda come se volessi portarlo a cucir palloni!
Oppure ci sono momenti in cui siamo in mezzo ai suoi compagnucci di asilo e lui decide di isolarsi con le macchinine. Li guarda tutti con lo sguardo di uno che si è sentito suonare il citofono la domenica mattina durante il sonno più bello della sua vita e si è trovato davanti un predicatore pronto a stenderlo a suon di parole! Sguardo che dice chiaro e tondo “gira al largo!“.

Gli amichetti gli propongono giochi, a volte accetta a volte no.
Un giorno è amico di tutti, il giorno dopo se ti saluta puoi ritenerti fortunato!
Perché l’allineamento dei pianeti è importante, ed è da quelli che dipende il suo umore evidentemente!

Che dire, vi racconto ad esempio che l’altra settimana c’era una festicciola di compleanno. Quando è arrivato l’invito era entusiasta all’idea di andarci.
Poi probabilmente Marte si è congiunto con il pianeta sbagliato.
E il gran giorno è stato il disastro.
Perciò eccoci al kids party più divertente della zona. Parco, dolci a profusione, un mago fantastico e tantissimi amici sorridenti.
Lui, il mio party-boy, ha indossato la faccia più scura e imbronciata che aveva. Non ha giocato con nessuno e non ha nemmeno toccato la torta. E, dulcis in fundo, durante lo spettacolo di magia ha tirato fuori dalla tasca le Cars e via a giocare per i fatti propri, spalle al palco ovviamente!
Davvero l’anima della festa!

Quindi eccomi a dare tutta la mia solidarietà a quelle colleghe mamme che sudano le famose sette camice affinché i propri bimbi mantengano un colorito normale, non vengano sopraffatti dalle ragnatele e sviluppino qualche rapporto umano!
Perché lo so che è un bene che sappia giocare da solo e, soprattutto, che basti a se stesso, ma da mamma non posso certo assistere inerme alla crescita di un piccolo nerd solitario e pallido!

Perciò care mamme di orsi: armiamoci di tutte le doti da PR che ci sono possibili e soprattutto di tanta, tantissima pazienza. E ricordiamo sempre che non siamo sole!

2 Commenti

  • Alessandra M. ha detto:

    Oddio, anche io ero come luI! Solo che quando andavo alle feste, ci impiegavo a carburare un po’ e sul più bello mamma mi portava a casa. Dunque, essere orsi ha dei gran vantaggi: non è una questione di bastare a sé stesssi, ma una questione di saper stare da soli, essere indipendenti e sapersi godere ogni cosa senza dover dipendere da nessuno. Gli amici verranno. E la fidanzatina pure, così l’orso troverà miele per i suoi denti! 🙂 Comincia piuttosto a preoccuparti se comincia a guardare film allo spasimo, peggio di un Morando Morandini in miniatura! :-p

    • Sara ha detto:

      Proprio quello che intendo con “bastare a se stessi”… la capacità di stare solo e di godersi giochie e momenti, essere totalmente libero ed indipendente. Ed in fondo è l’augurio più bello che io possa fare a mio figlio, perciò non sono preoccupata!
      Mi fa davvero sorridere però questo suo atteggiamento da “Celentano quando fa il Burbero”…. E da mamma comunque lo devo portare fuori, non posso lasciargli fare la muffa in casa con giornate di sole e giochi che lo attendono! E a volte è davvero dura!
      Nel frattempo lucchettero’ la tv 😀 !

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