E tu, di che Capodanno sei?

La festa di Capodanno per me è una gran sòla, oggi ne prendo coscienza. Domani chissà.

Tutti gli anni parto a mille, carica come una mina.
Beh, più o meno, nel senso che da quando ci sono i bimbi l’asticella delle aspettative sulla fiesta da paura si è notevolmente abbassata.
Eppure c’è sempre una vocina suadente nella testa, quella che ripete all’impazzata:

Sarà una notte speciale, fidati di me. Compra il vestito sobrio, quello lungo, tutto lustrini, ché quella notte lì se non brilli non sei nessuno. Tanto poi con le sneakers sdrammatizzi e te lo rimetti facile. Anche per andare al lavoro, a fare la spesa o che so io, eh?!

Maledetta vocetta stridula, che mi fa chiudere sempre il bilancio annuale con un’uscita extra dell’ultimo minuto del tutto inaspettata.
Oddio, che poi è inaspettata solo per me eh, ché chi mi conosce lo sa bene che l’acquisto compulsivo di Capodanno arriverà. Mio marito, per esempio, credo lo abbia già inserito nel piano budget.

E quindi niente, mi ritrovo sempre la sera di S. Silvestro con un outfit alla Sex and the City, forse più City che Sex a dirla tutta.
Sono lì con quel vestito nuovo che chiamerebbe un bel party newyorkese di sticavoli come si deve, e non il cenone casalingo con il panettone gastronomico dal prezzo astronomico e le tartine anni ’80, quelle con il gamberetto annegato nella gelatina. Per dire.

Eppure, a volte, pare essere davvero l’unica alternativa. Almeno qui, in quel di Milano. Che sarà anche una bella città, ma con New York niente a che vedere. Almeno non con quella dei film.

Perché, sarò onesta, di festa carina ne ho vista più d’una nella mia vita. Mai a Capodanno.
Proverò a fare un riassunto.


Il Capodanno del Bauscia Milanés (alla discoteca)

Le feste in discoteca sono bolge sovrumane, nonché grandissime fonti di stress.
Per avere qualche speranza di accesso al locale “giusto devi innanzitutto coltivare rapporti con un tot di pr per tutti gli altri 364 giorni dell’anno, armarti di santissima pazienza e donare un rene.
Se il tutto dovesse magicamente funzionare ciò che ti resta da fare è pregare.

Sì pregare, perché riuscire a entrare prima dell’inizio del nuovo anno non è cosa scontata. E brindare in fila, al freddo, tutta agghindata con il tuo outfit da urlo (che ovviamente non contempla calze), non è esattamente ciò che avevi in testa. Che poi diciamocelo: passare la prima settimana dell’anno con la broncopolmonite acuta non è quello che si dice un buon inizio!

E poi niente, chi riesce a entrare trova musica a palla e zero centimetri per ballare, aliti pesanti e drink di pessima qualità.
Certo, l’importante è la compagnia. Peccato che qui restare in gruppo sia un’impresa impossibile.
Ergo: ci si scambierà gli auguri (forse) alla macchina, intanto si brinda con il vicino di bolgia. E mai che ti ritrovi Ryan Gosling eh?!

Il Classicone (al ristorante)

Passi un mese online a studiare menù, inviare link agli amici e cercare di mettere tutti d’accordo. E, si sa, non è mai cosa facile.
Anni di Maurizio Costanzo Show ci avranno pur insegnato qualcosa, o no?

Si aprono gruppi whatsapp sulla scelta del posto dunque, chat che diventano presto cyber arene nelle quali si consuma l’eterna lotta del bene contro il male.
Luke Skywalker Vs. Darth Vader.
Mc Donald’s Mon Amour Vs. Vegan.

Se le amicizie sopravvivono alla chat “cenone di Capodanno” è già una gran cosa.
Se si trova posto nel ristorante che ha messo tutti d’accordo c’è da accendere un cero.
Se si cena decentemente, nonostante menù fisso e affluenza commensali ben oltre il consentito, beh… è il tuo anno.
Compra subito un biglietto per la lotteria di Capodanno e votati a Paolo Fox!

Sognando Times Square (in piazza)

Tutti sogniamo la palla luccicante e Lea Michele che intona Auld Lang Syne.
Ma tu (che non sei esattamente SJP) hai il vestito coi lustrini. Quello sobrio.
Quello da indossare senza calze. E non aggiungo altro.


E quindi niente, passate in rassegna tutte queste opzioni, il Capodanno in casa sembra essere l’unica alternativa. Specie nell’era post figliolanza.

E l’amaro in bocca per quella totale mancanza di glam hollywoodiano c’è, eccome se c’è. Nonostante il vestito.
Colpa delle commedie americane, dei loro dannatissimi party tutti eleganza e stelline e della Ball Drop. E di chi sennò?!

Nonostante questo credo che domani uscirò. Missione: shopping coi lustrini. Ché un pizzico di SJP nell’armadio fa sempre piacere, ed è decisamente un buon inizio.

E voi?
Beh, qualunque sia la vostra fine e il vostro inizio… tre, due, uno…
Buon Anno!!! Di tutto cuore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *