Lucrezia Sarnari. Fantastica Pessima Madre

Ci sono mamme e mamme.
Dicono che ognuna di noi sappia essere speciale a proprio modo, almeno per i propri piccoli.
Ma ci sono mamme che riescono ad esserlo anche per tante più persone. Le definisco pioniere e portavoce della categoria, o almeno della propria frangia d’appartenenza! Donne che sanno buttar fuori quello che hanno dentro, e dal principio probabilmente non immaginano neppure che in tante troveranno nelle loro parole quelle sensazioni, dubbi o pensieri che restano troppo spesso inespressi.

Una di queste special-mamas è senza dubbio Lucrezia Sarnari – giornalista giovane e dinamica, penna sempre pronta a fotografare, un libro all’attivo (“Manuale di sopravvivenza per pessime madri“) e mamma del piccolo Pit.
È anche la tostissima padrona di casa di uno dei luoghi-da-mamma che preferisco in assoluto nel mondo della rete: il blog C’era una Vodka.
Un posto schietto, mai scontato e decisamente divertente.
Ed è qui che Lucrezia sa dare voce con ironia a tutte noi pessime madri in circolazione, ma anche offrire spunti di riflessione niente male, in un modo sempre tutto suo!
Una mamma libera dalle convenzioni e senza peli sulla lingua insomma.
Felicissima dunque di poter fare una chiacchiera con lei.

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Lucrezia, ti prego dicci. Parlaci delle origini. Come nasce “C’era una vodka”?
Nasce perché volevo dire alle non mamme che io, pur avendo saltato la barricata, ero ancora una di loro. Una anche sognava i venerdì sera di festa e la vodka e che non andava in brodo di giuggiole per il suo patatinopiccinopicciò. Per dire che la mamma si può fare in mille modi, che la mia vita non sarebbe mai cambiata, no, no, no. In pratica mi volevo autoconvincere. Ovviamente non è servito a niente.

Io credo che spesso la maternità possa rappresentare una svolta, una rinascita per noi donne. In molti sensi. Nel tuo caso ha portato anche ad un nuovo progetto. Com’è cambiata la tua vita professionale da Pit in avanti? Da “C’era una vodka” in avanti?
Ha avuto una svolta positiva. Il blog in parte c’entra, nel senso che è stato un biglietto da visita per continuare a fare il mio lavoro anche come freelance e far girare la mia firma, il mio modo di scrivere. Dall’altro lato, in redazione, ho assunto un ruolo diverso, con più responsabilità ma, in questo caso, credo che in parte c’entri che una mamma è, in generale, mediamente più determinata e meglio organizzata, in parte il fatto che mi sono spesa senza riserve, lavorando con impegno, senza mai pesare a nessuno la mia situazione di madre. Sulla maternità e lavoro ho scritto ampiamente sul blog, questo il post (per me) definitivo http://www.ceraunavodka.it/del-perche-se-avessi-unazienda-io-mi-assumerei/

Il tuo blog ironizza molto sul ruolo di noi mamme di oggi, sulle nostre mille debolezze. Metti nero su bianco tutto ciò che spesso gira nella testa di tutte, ma che in poche hanno il coraggio di dire.
E nasce anche il “Club delle Pessime Madri”.
Ma, seriamente parlando, come dovrebbe essere invece un’ottima madre? E soprattutto, esiste o si tratta di una creatura mitologica?

Il club è nato per gioco. Ho iniziato io, sul blog, dicendo che mi sentivo pessima per svariati motivi e, a ruota, hanno proseguito tantissime mamme, anche quelle più diverse da me nel gestire figli e maternità. Dai loro racconti mi è nata la convinzione che quello di sentirsi pessime, o se vuoi diciamo inadeguate, è davvero un sentimento molto comune. Che pessima si sente anche chi, per motivi opposti ai miei, decide di non prendersi “pause dalla maternità”, di vivere “ad alto contatto il proprio figlio”. Raramente mi capita di parlare con chi, invece, si sente adeguata e all’altezza del ruolo. Credo che l’ottima madre altro non sia che una pessima madre che non sa di esserlo. Ma forse, anche in questo caso, sto solo cercando di autoconvincermi.
Come riesci a conciliare le due sfere della tua vita? Parte professionale e l’essere mamma come coesistono nelle vostre giornate?
Perdendo pezzi ovviamente. E passando poco tempo con Pit che vedo a pranzo, dopo le 19 e durante il weekend. Ci provo ma di più non posso fare.

Fare blog è diventato un vero fenomeno ormai. Nascono nuovi siti come funghi, si tengono corsi e seminari. Credo si sia scritto ormai di tutto in ogni modo possibile. Che consigli daresti ad una blogger in erba?
Sono io la blogger in erba che ha bisogno di consigli, a dirla tutta. Posso dirti qual è la mia visione del blogging, però. Il mio lavoro è scrivere e so che non camper mai “del blog”. So, però, che il blog può servirmi per uscire dal blog, per farmi conoscere, per facilitare il networking con i colleghi giornalisti, per trovare storie che poi, magari, pubblico in altre situazioni. Ma, ripeto, io ho poco da insegnare in questo senso e molto da imparare.

Infine. La domanda più importante: cos’hai imparato fin qui dall’inizio di questa meravigliosa avventura? E non mi riferisco a “C’era una vodka”, mi riferisco all’essere la mamma di Pit.
Che i programmi, anche quello più dettagliato e ragionato, vengono stravolti. E non sempre va nel modo peggiore. Poi ho imparato pure che la vita tocca godersela prima di diventare genitori, ma questa è un’altra storia…

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