Madre e figlia. Quando impari che tutto scorre

Da quando sono mamma spesso sono più consapevole del mio essere figlia. O forse molto semplicemente capisco mia madre nel profondo, come non era mai successo prima.
Comprendo le preoccupazioni che la hanno accompagnata negli anni della mia crescita, provo quell’amore incondizionato e viscerale che solo un figlio ti può tirar fuori.

Nello stesso tempo, per la prima volta nella mia vita, mi ritrovo a preoccuparmi per lei.
Quella preoccupazione vera che provi nel momento stesso in cui ti rendi conto che i genitori non sono supereroi e che una mamma non è dotata di poteri paranormali, come hai pensato inconsciamente per tutta la tua beata infanzia.
Quella preoccupazione che cresce nel momento in cui realizzi che una madre cresce e invecchia con te. Che i giorni, i mesi, gli anni scorrono.
Pensiero che per lunga strada non mi ha mai nemmeno sfiorata, come se tutto nelle nostre vite fosse semplicemente in movimento, ma fermo nel tempo. Come se il mondo che ci appartiene fosse cristallizzato nei nostri giorni, come se nulla potesse scalfirlo.
Un senso dello scorrere delle cose che prima dei miei figli non aveva mai toccato i miei pensieri e il mio essere.
E poi senti clic nella testa, nel cuore e nelle viscere e realizzi improvvisamente che nulla è eterno.

Nemmeno tua mamma.

Ed ecco il mio clic.
La scorsa settimana mia madre ha dovuto sottoporsi a un esame che aspettavo con un misto di sentimenti. Ansia e paura, certo. E poi fretta di conoscerne l’esito, ma anche no.
Un combo emozionale da tenerti sveglia (come se già non mi bastasse Pietro per questo!).
E avevo bruttissime sensazioni in proposito, brutti pensieri.
Il clic è arrivato, dunque, come un piccolo fulmine, nel momento in cui mi hanno informata che probabilmente qualcosa non andava.
Quell’istante poi si è forzatamente dilatato per giorni, fino alla telefonata di mio padre che dall’ospedale mi diceva “tutto bene“. Telefonata che ha sciolto diversi nodi, dalla gola allo stomaco.

Ma io da questi momenti ho capito che devo godere di ogni attimo.
Sono sensazioni, quelle che ho provato, che mi hanno svegliata dal torpore ingenuo in cui mi crogiolavo. È come se oggi, ad occhi finalmente aperti, io abbia capito all’improvviso di quanto debba essere grata.

E quindi scusate, ma mi scappano dei grazie dal cuore e dall’anima.
Per te mamma, la mia prima fan!

Per l’amore incondizionato. Per le chiacchiere, le risate e anche per le litigate.
Per le lacrime. Quelle versate insieme davanti a perdite che lasciano buchi, quelle di gioia che scandiscono momenti importanti, quelle semplici e leggere che rigano le guance davanti a un film.
Per i valori trasmessi, per le opportunità date e coltivate.
Per avermi insegnato a nuotare, oltre che a camminare ritta in questo mondo storto!
Per il primo giorno d’asilo. Per quella mattina di sole in cui mi hai accompagnata a scegliere l’abito bianco. Per quello in cui mi hai portata al pronto soccorso per le contrazioni con cui Pietruncoli si preannunciava.
Per ogni attimo in cui ci sei stata, e per tutti quelli in cui ci sarai.
Perché poi tu ci sei sempre – ad offrire braccia, spalle, cuore.

Per essere semplicemente tu, la mia mamma. Grazie.

Solo un desiderio nel mio essere madre: essere all’altezza del tuo esempio.

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