Cara mamma, avrò cura di te

Milano. Interno, giorno.
Eccomi sul divano, nell’ora più tranquilla di un’insolita giornata di festa.
La pioggia scorre forte fuori sulle strade lucide, posso avvertirne il ticchettio ritmico nel silenzio delle stanze semiaddormentate.
La mattinata è corsa via veloce tra giochi sul tappeto, canzoni e fornelli. Ora tutti si sono persi in qualche sogno pomeridiano e io sorseggio un caffè piacevole, ma dall’aroma stranamente nostalgico.
Decido così di aprire un libro dai colori vagamente sbiaditi e con i cuoricini stampati sulla copertina telata, un libro speciale che però guardo di rado ormai: l’album che raccoglie le foto di quando ero piccola.

È così che mi ritrovo non so come a passeggiare indietro nella memoria e lì incontro la me bambina, la me adolescente e la me ventenne. E al mio fianco c’è sempre lei: la mia mamma.
Gli occhi si velano un po’ quando una vecchia foto rivela un abbraccio tenero, che non avevo mai colto prima d’ora.  È l’abbraccio di una madre alla sua piccola appena nata: un braccio leggero ma saldo sostiene, l’altro accarezza e placa.  E uno sguardo amorevole è lì, a raccontare tutto quello che le parole non possono esprimere.
È un abbraccio che comprendo fino in fondo solo ora, un sostegno che oggi capisco esserci stato sempre, per tutta la mia vita. Una carezza che non è mai mancata alla me bambina, alla me adolescente e alla me ventenne.
Un appoggio che c’è anche oggi, per me e per i miei figli. Sempre.

Mi sconvolge rendermi conto del fatto che forse io tutto questo lo capisco davvero fino in fondo solamente oggi, con questa tazza ormai fredda tra le mani e l’album dei ricordi sulle ginocchia.
Mi sorprende riconoscermi in lei, guardare quell’espressione che dice “per te ci sarò sempre, a te darò il meglio che posso” e capire che sono gli stessi occhi con cui guardo i miei figli oggi.
Perché oggi, sorseggiando caffè in un lento pomeriggio di primavera, capisco finalmente che la maternità di mia madre è stata sicuramente come la mia: umana. Sì, mia mamma non è la supereroina che ho sempre pensato essere.

I suoi giorni si saranno di sicuro alternati tra luce e penombra, tra salite e discese. Momenti stanchi avranno lasciato il posto ad altri più distesi. Come è nella vita di tutti.
Ma nonostante questo per me lei c’è sempre stata, capisco che in punta di piedi ha saputo vivere le sue scalate più dure con forza e con una mano sola. Perché con l’altra reggeva me.

Ora, la Festa della Mamma si avvicina e tutto quello che mi viene in mente è che vorrei poterle rinnovare dei grazie che lei già conosce. Ma che ogni tanto è bene ricordare, che è bene lasciare sgusciare dall’anima.

E quindi eccoli, per la mia mamma 

“Per l’amore incondizionato. Per le chiacchiere, le risate e anche per le litigate.
Per le lacrime. Quelle versate insieme davanti a perdite che lasciano buchi, quelle di gioia che scandiscono momenti importanti, quelle semplici e leggere che rigano le guance davanti a un film.
Per i valori trasmessi, per le opportunità date e coltivate.
Per avermi insegnato a nuotare, oltre che a camminare ritta in questo mondo storto!
Per il primo giorno d’asilo. Per quella mattina di sole in cui mi hai accompagnata a scegliere l’abito bianco. Per quella in cui mi hai portata al pronto soccorso per le contrazioni con cui Pietro spingeva perché aveva fretta di vedere la luce.
Per ogni attimo in cui ci sei stata, e per tutti quelli in cui ci sarai.
Perché poi tu ci sei sempre – ad offrire braccia, spalle, cuore.
Per essere semplicemente tu, la mia mamma. Grazie.

Un regalo speciale, un gesto fatto con il cuore

Ho iniziato quindi a pensare al regalo perfetto per questa Festa della Mamma, ma i soliti oggetti mi sono sembrati tutti improvvisamente troppo vuoti.
Perché l’unica cosa che voglio è continuare ad avvertire quell’abbraccio, quel sostegno, quello sguardo. L’unica cosa che voglio è che mia madre possa essere nonna, esattamente come è stata mamma. Per tanto tempo.

Ecco quindi che ho deciso raccogliere l’invito di Amplifon e di partire da un gesto, apparentemente piccolo ma decisamente importante: un controllo dell’udito.
Voglio iniziare a prendermi cura di mia mamma esattamente come lei ha fatto con me per una vita. Ho intenzione da oggi di aiutarla a controllarsi, di ricordarle che dei check vanno sempre fatti, specie dopo i cinquant’anni.
Voglio essere la sua spalla. Semplicemente perché voglio che lei continui ad esserci, così com’è.

E in questo percorso di cura io parto dall’udito perché è un senso che spesso sottovalutiamo, che diamo per scontato, ma è quello che più di tutti ci collega al mondo e che ci permette di viverlo pienamente e con gli altri.
Ho letto che oggi sempre più persone dopo i cinquantacinque anni manifestano cali dell’udito ed in effetti vedo sempre più nonni godere a metà della propria famiglia proprio per questo motivo.
Mia mamma è una nonna presente. Guida, va con i miei bambini al parco, d’estate li porta con sé al mare e insegna loro a galleggiare esattamente come ha fatto con me. Tutte cose che voglio semplicemente che continuino ad esserci.

Quest’anno per mia mamma farò questo piccolo gesto, che spero a sua volta ci possa regalare molto altro!

Per chi volesse fare lo stesso dono alla propria mamma può prenotare il proprio gesto d’amore qui.

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