Di mamme dei film e dintorni

Questo pezzo necessita di una piccola spiegazione.

Ho letto un post. È successo qualche tempo fa. 

Grazie a quel pezzo e ho riso forte, di gusto. L’ho amato tanto, quel post, nella sua perfetta leggerezza. Cosa di cui ultimamente ho bisogno come l’aria.
Succede sempre quando leggo lei, Enrica Tesio. Quella di Ti Asmo.
Una che sta fuori da ogni regola, ma che poi è talmente brava da farla lei, la regola. Da alzare l’asticella della qualità e abbassare il livello di autostima – come un perfetto dj delle parole – per chiunque voglia provare a scrivere. In rete e non.

Comunque dicevo: ho letto quel suo post

Parlava di donne, ma non di tutte le donne. Non di quelle come noi. 
Parlava di quelle che vivono dentro ai grandi schermi, nelle pellicole cinematografiche.
Quelle che bevono mug di caffè solubile avvolte in maglioni morbidi – ma in mutandine di pizzo – sedute su un davanzale del loro appartamento newyorkese mentre guardano dalla finestra. Cosa esattamente non si sa. Loro guardano e basta, tenendo quella tazza avvolta nelle mani. Sono pensierose, bellissime e con le chiappe calde nonostante il marmo sulla pelle.

Parlava delle donne dei film, quel post.
Ho riso talmente tanto che ho pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere un pezzo che parlasse delle mamme dei film. Ma poi mi pareva troppo. E così ho aspettato.

Alla fine però ho pensato anche che quando le dita prudono, le devi lasciar fare.
E allora ho deciso che io il post lo scrivo nonostante l’ispirazione arrivi da una che, per mio mondo di parole, è decisamente troppo grande.
La premessa mi pareva doverosa.


Le mamme dei film

Le moms to be dei film son sempre gnocche, gnocchissime.
Loro vomitano il giusto, quel tanto che serve per capire che – forse – è il caso di comprarselo un test di gravidanza. Perché nessuna si rende mai conto di quanto sia successo fino a che non si ritrova con la testa ficcata nel water, più e più volte.
Ergo: i corsi di educazione sessuale dei film fanno schifo. Sarebbe il caso di rivederli.

Le moms to be dei film sono dannatamente perfette

Hanno le voglie più strane, le moms to be dei film, e sono sempre dotate di qualcuno disposto a correre nella notte alla ricerca di arance rosse di Sicilia. A New York. In agosto.

Poi durante il giorno girano sulle loro Toyota Prius munite di pacchi formato famiglia di patatine e bicchieroni di frappè. Sole.
Tornano a casa, aprono i loro frigoriferi side by side zeppi di foto che ritraggono le loro belle facce sorridenti al fianco di Ryan Gosling e ne tirano fuori taniche contenenti non si sa bene cosa. E se le schiumano tutte, senza nemmeno prender fiato.
E niente, sfidando la natura non ingrassano di un etto, né hanno mai la glicemia alta.

Le moms to be dei film non sanno cosa sia la ritenzione idrica, nossignore. Né hanno mai visto piedi gonfi che non fossero quelli di Frodo ne “Il Signore degli Anelli”, durante le loro calde serate davanti alla tv, corredate di ciotolone zeppe di pop corn. Sempre a New York. Sempre in agosto.

Le moms to be dei film possono vivere le situazioni più assurde, ma hanno gravidanze perfette in corpi perfetti e sempre perfettamente depilati.
E questo è quanto.

Poi arriva il giorno del parto

L’ora x è sempre plateale, con rotture delle acque in centro durante il pranzo con le amiche o situazioni simili. E loro, le quasi mamme dei film, arrivano all’ospedale sempre già bell’e pronte alla fase espulsiva dopo propedeutiche corse in taxi al fulmicotone.
Le neomamme dei film affrontano la sala parto con più aria nei polmoni di Pavarotti. Strillano a più non posso, tutte. Dall’inizio alla fine.
E sudano. Tanto. Sono fradice, manco avessero appena fatto la battaglia di gavettoni a Ferragosto.
E insultano, tutti. Soprattutto il partner. Che guarda caso è quel Ryan Gosling che, da donne dei film, si erano poste il problema di essersi portate a letto in una notte di ordinaria follia.

Quando arriva il bebè tra le braccia di una mamma di film però mi spiego sempre il perché di tutto quel casino.
Perché, se per noi un bambino sui quattro chili è già motivo di suppliche al ginecologo per avere un cesareo – oppure, che so, una droga pesante o una botta in testa -, queste in un quarto d’ora di gorgheggi e imprecazioni sparano fuori bambini paffutelli che minimo-minimo si aggirano intorno al doppio del peso dei nostri.
Sono tutti pieghe, sono rosei e già sorridono, i bebè appena venuti nel mondo dei film. Manca solo facciano di conto.
Hanno già dai tre mesi in su insomma. E loro, le mamme dei film, non hanno preso un punto. Lo capisci da come camminano, da come si siedono.

Le mamme dei film allattano. Oppure no. Non è importante

Il punto è che, qualsiasi sia la decisione, non ci sono giorni di colostro e bambini affamati, attacchi al seno con posizioni degne dello yoga più estremo da imparare o la minaccia di tette pronte all’esplosione.
E neppure la vicina di letto rompiballe che impartisce il suo decalogo sull’argomento. Ovviamente non richiesto.
In compenso c’è sempre una sedia a dondolo. Quella sì.

Le mamme dei film hanno tutte inizi notturni complicati

Ma dura un attimo.
A nessuna capita mai il bebè angelico di Tracy Hogg. Non da subito almeno. Nessun dorma. Per la prima settimana, s’intende.

Così le mamme, all’inizio dei film, girano tutte per casa – una casa che pare essere stata appena bombardata per dire la verità – con l’accappatoio ben allacciato sopra il pigiama.
Che poi, lasciatemelo dire: l’accappatoio?! Per male che ti vada vivi in un quattro locali a Manhattan – nei film anche i disoccupati, si sa, hanno dimore degne di AD – ma comprartela una vestaglia no?!

Comunque, come dicevo, è un attimo. Passati i primissimi giorni le mamme dei film si ritrovano di botto il bebè modello. Quello che mangia e dorme. Per i fatti suoi ovviamente.
E anche una casa, una linea e una faccia perfette aggiungerei.
Bidibibodibibù e il bebè di prima non c’è più. Così. È come se il neonato fosse stato sostituito dalla sera alla mattina.
O, forse, è semplicemente partito per l’Erasmus, visto che lo avevano partorito già quindicenne! Viene da pensarlo quantomeno.

Fatto sta che qui la mamma dei film riprende in mano la sua vita, tra shopping e lavoro.
L’unica differenza sta nel fatto che se ne va in giro con una carrozzina. Dalla quale però non esce mai un gemito.
Il che per noi, mamme del mondo reale, resta un mistero irrisolto. Nonché fonte di grandissime ansie.

Infine i figli dei film crescono, per davvero

Si fanno domande esistenziali, hanno tutti problemi complicati e qualche compagno davvero stronzo a cui far fronte.
Ma hanno sempre un vasetto di burro d’arachidi, un sacchettino di carta con dentro il pranzo e una mamma dei film con tutte le risposte. Persino le più incasinate nel momento clou sanno tirare fuori quelle giuste dal cilindro.

Beate loro, ché io sto ancora nella fase dei “perché”, quella dei quattro anni, e già sudo come alla maturità ad ogni raffica di domande!

Le mamme dei film sono figure cruciali. Fino a quando la figlia cresce, diventando essa stessa una donna dei film. E allora mutano in vecchie e strambe hippie, in maniache del controllo con bastoni nel didietro o, se ti dice proprio male, in Jane Fonda in “Quel mostro di suocera“. E tutto ricomincia.

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