Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Le mie manie da over trenta

Più si cresce (il verbo invecchiare è stato accuratamente bandito dal mio vocabolario), più si tende a rimuginare sulle cose. Si viviseziona tutto e, quel tutto, assume una pesantezza che prima non c’era.
O almeno è così per me che, varcata la soglia dei trenta, ho sviluppato un istinto paranoide a 360° che mai avrei creduto possibile.

A trattenermi dal buttarmi a capofitto in una serie di sedute psicoanalitiche c’è il semplice fatto che, più parlo con le amiche che mi circondano, più mi rendo conto che siamo tutte sulla stessa barca. O quasi. Magari non abbiamo tutte le stesse manie, ma ne abbiamo a mazzi. E questo mi solleva.
Quindi ho deciso che, niente, la mia terapia consisterà nel condividere tutto questo con voi, qui e ora.
Nella speranza di trovare conferma nella mia prognosi – che poi è forse più una scusa – e che sarebbe questa qui: non son matta io, è la natura femminile che va così.

Quindi ecco qua. Le mie paranoie dopo i trenta: vi confesso l’inconfessabile.

Sindrome della sciattona. Ovvero quando riordini per la signora che ti aiuta con le pulizie

In casa non sono una che sa fare tutto, bene e con un sorriso smagliante appiccicato in faccia. Non sono una di quelle che sbrigano le loro faccende, fischiettando e con tanto di uccellini svolazzanti intorno. Che poi non ho mai capito come facessero Mary Poppins e la granculo di Cenerentola a ottenere risultati sempre eccellenti in stanze zeppe di volatili e roditori. Mai una piuma in giro, mai una cacca. Boh.

Comunque sia, è risaputo: anche con i bambini l’ordine vero è una causa persa in partenza. La casa è e sarà sempre un delirio. È matematica, non un’opinione.
Quindi non vale la pena dannarsi l’anima: si fa quel che si può, la gente capirà.
Questo quantomeno è il mio mantra e vale per tutti, o quasi.

Perché in effetti non vale quando arriva lei: la signora delle pulizie, ché quando sento avvicinarsi il “giorno x” entro in ansia da prestazione.
E allora mi trasformo sì in Mary Poppins, ma nella sua versione più schizzoide ed esaurita.
Niente cinguettii, niente sorrisi abbaglianti e smaglianti. Al massimo il ghigno contratto e tirato di chi sa che dovrà ribaltare casa in mezz’ora.
Faccio viaggiare lavatrici come se non ci fosse un domani, spiumaccio cuscini, giro armata di Chanteclair con fare ossessivo compulsivo. E, quando finalmente lei arriva, tutto è in ordine.
Mi sono detta che, forse, la sua vera mission è questa qui: mettere pressione alle over trenta, in modo da rendere tutto pulito e perfetto con un semplice ingresso in casa.
E questo sì che vuol dire essere Mary Poppins, ragazze mie!

Ansia da salone. Ovvero quando dal parrucchiere ti ci dovrebbero portare sedata

Io, prima dei trenta, dalla petineuse ci andavo di continuo. Cambiavo colore di capelli con la frequenza di Cher. Il che francamente non so se fosse un bene o un male, ma la cosa mi divertiva parecchio.

Oggi ho una lista di scuse pronte, tutte lì a testimoniare la mia impossibilità ad andare a farmi dare una sforbiciata alla chioma.

“Non ce la faccio proprio, sai… i bambini, il lavoro, la casa, la donna delle pulizie che arriva a fare sopralluoghi a dir poco imbarazzanti…”

E poi ho un’altra lista di scuse, pronte da sfoderare al diretto interessato per giustificare una testa spettinata ed ingestibile, che non vede un salone come si deve da un anno o giù di lì.
Quindi, il giorno prima dell’Appuntamento, mi faccio una bella piega DIY e poi davanti al parrucchiere farfuglio cose senza senso, tipo:

“Adoro venire da voi, dico sul serio. Il punto è che avevo deciso di farli crescere e di tornare al mio colore, quindi a fatica mi sono trattenuta. Ma fino a ieri tutto bene, eh?! Stavo d’incanto… poi è arrivata questa maledetta umidità. Corredata da vento, pioggia di meteore e Uragano Matthew. E niente, oggi son così…”

In caso di condizioni meteo sfavorevoli – quindi sole e niente umidità – c’è questa versione qui. Bell’e pronta all’uso:

“Ti sembra che io abbia infilato le dita nella presa della corrente? Beh… in effetti è così. Sai, i bambini…”

E niente, dal parrucchiere ci vado come il figliol prodigo e con il panico dipinto in faccia. Quello tipico di chi sa che, comunque vada, ne uscirà sconfitto. Perché, oltre a dover sudare sette camicie per giustificare un’assenza troppo prolungata e una testa che ne porta i segni a caratteri cubitali, è evidente che la mia comunicazione non è efficace. E io non esco mai da quel posto come avevo preventivato.

Eppure una cosa ve la devo dire. Ho sviluppato una tattica infallibile e contenitiva sui possibili danni. Quale?
Prima regola del Fight Club: mai lasciare campo libero all’artista. Quindi, per favore, non pronunciate mai – e sottolineo mai – le due parole più pericolose di sempre all’interno di un salone di parrucchiere: “Fai tu…”.
Io vi ho avvisate.

Ipocondria ossessiva. Ovvero quando sai che il farmacista ti denuncerà per stalking

Fino ai trenta mi son sempre sentita invincibile, la versione meneghina di Wonder Woman. Medico e farmacista mi vedevano di rado, o non mi vedevano affatto.

Poi succede che scavalchi i trenta, due gravidanze e qualche notte in bianco di troppo. Et voilà… vi presento nonna Abelarda!

È così, ragazze mie, me le sento tutte addosso. Ma proprio tutte, insieme a una cinquantina di anni in più.
Oggi faccio cose che, se me le avessero raccontate qualche anno fa, avrei riso. E di gusto.
Cure ricostituenti, vitamine, integratori, fermenti lattici… qualunque cosa mi prometta di tenermi lontana da mal di schiena, di stomaco, di testa… è mia. Comprerei anche da Wanna Marchi se mi promettesse salute, per dire.
Perché, oggi, non posso proprio permettermi il lusso di star male. Nossignore. Sono una mamma over trenta, faccio parte di una generazione che non deve chiedere mai. Altro che l’uomo Denim.

E io lo osservo il farmacista che, quando mi vede entrare in negozio, sorride con tutti i denti che ha: ci credo, sono una delle sue migliori clienti! Siamo io e la Signora del primo piano, un’adorabile novantenne.
Ma so anche che, un giorno non troppo lontano, potrebbe svilupparla anche lui qualche paranoia. Una cosa tipo manie ossessive di persecuzione, e allora mi denuncerà per stalking… e io dove diavolo prenderò i fermenti?!


Insomma, ho fatto outing… queste sono le mie manie da over trenta, anzi chiamiamo le cose con il loro nome: da trentacinquenne.
Ditemi che ne avete anche voi in saccoccia, vi prego, ché il mal comune fa mezzo gaudio. Si sa.

Immagine di copertina: foto tratta dal film “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”.

Colonna sonora. Scontata ma inevitabile. Dedicata a tutte le “over trenta” come la sottoscritta.

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