Max e il segreto dei giganti

Oggi, come promesso, hanno inizio le fiabe di Ricci e Capricci, piccole avventure che l’incontro con Sticky Fudge ha reso possibili.
Ci addentriamo quindi nel mondo di Max partendo dalla famosa fiaba di Maurice Sendak “Nel Paese dei Mostri Selvaggi”, in Italia edito da Babalibri, e arrivando fino ai confini della fantasia. Fino a dove ci condurrà l’immaginazione.

Speriamo di potervi così donare un momento di magia con i vostri bimbi, accompagnandovi nel meraviglioso mondo dei sogni. Buona avventura!


Quella sera Max si mise il costume da lupo e ne combinò di tutti i colori e anche peggio. La mamma gli gridò: “MOSTRO SELVAGGIO!” e Max rispose: “E IO TI SBRANO!”
Così fu cacciato a letto senza cena.
Nella camera di Max quella sera una foresta crebbe. Crebbe e crebbe fino al soffitto ormai fatto di rami e foglie. E pure le pareti si trasformarono in foresta e si formò perfino un mare con sopra una barchetta tutta per Max, che si mise a navigare.
E navigò in lungo e in largo. Per mesi e mesi…

È così che ha inizio la nostra avventura. Max, un bambino di quattro anni dallo sguardo vivace e intraprendente, si ritrovò tra le piccole onde di un mare fantastico. Più blu del blu e zeppo di pesci colorati.
Il sole caldo faceva brillare tutto intorno a lui, ma Max dentro di sé si sentiva ancora arrabbiato e cupo. Continuava a pensare a sua mamma e alla sgridata subita.
“I grandi non lo capiscono proprio che il gioco è una cosa molto seria!”, continuava a ripetere a sé stesso.

Non era passato molto dall’inizio di quella inaspettata attraversata, che qualcosa lo scosse dai suoi pensieri. La barca, la sua piccola barca, aveva iniziato a correre velocissima, come se una forza subacquea misteriosa la stesse spingendo.
Sporgendosi a fatica dal lato dell’imbarcazione il bambino notò in effetti delle ombre proprio sotto di lui.
“Chi va là?” urlò con un leggero tremolio nella voce.
Per tutta risposta, e con suo grande stupore, vide affiorare la testa di una grossa tartarugaprobabilmente il capo del branco che lo stava scortando chissà dove – che gli fece l’occhiolino e tornò a nuotare velocemente.

sticky copertina

Sudafrica. La prima tappa del viaggio di Max

In un batter d’occhio Max si trovò quindi su una riva, la sabbia era bianca come borotalco e una fila di casette colorate circondavano l’insenatura insieme a dei grossi massi.
Scese dalla sua barchetta e si guardò intorno stupito. Era l’ora del tramonto e la meravigliosa luce rosata illuminava una bellissima città, viva e colorata, che si snodava dietro alle rocce che coronavano la spiaggia insieme alle casupole.

Max allora si voltò per guardare le tartarughe giganti che lo avevano portato fin lì, ma con grande sorpresa si rese conto che stavano già nuotando verso il mare aperto. Il bambino legò dunque la barchetta e si incamminò per le vie della città.

Max e la bottega misteriosa

“Sono stanco e la pancia brontola” pensò tra sé “È il caso che mi affretti a trovare un posto in cui passare la notte!”
Camminò a lungo per le vie di quel luogo fino a che, in una piccola stradina, notò una bottega. Aveva una sola vetrina, un po’ polverosa, e si faticava a vedere al suo interno per la grande quantità di oggetti che vi erano accatastati. La porta era appena accostata e Max pensò di entrare a chiedere ospitalità.

“C’è nessuno?” sussurrò varcando la soglia un po’ timoroso “Mi chiamo Max e cerco un posticino dove passare la notte”.
Nessuno rispose: la bottega sembrava essere deserta.
Era davvero un posto bizzarro! Vi era di tutto: vecchie sculture, sedie scricchiolanti e lampade polverose, scaffali zeppi di bottiglie contenenti misteriosi liquidi colorati e barattoli trasparenti in cui erano raccolti ingredienti mai visti…
Max si lasciò cadere esausto su una grossa poltrona e, senza nemmeno accorgersene, si addormentò profondamente.

mappa sudafrica

Isola di Robben (la casa di Max), Città del Capo (il luogo da cui parte la nostra avventura), Bunny Chow e tè al Roiboos. Illustrazione tratta dal libro “Mappe”, di A. Mizielinska e D. Mizielinski – Electa Kids Editore.

Venne svegliato solo molto più tardi, quando il sole era già alto. Due manine piccine e paffutelle lo scossero dai suoi sogni.
“Hey, sveglia! Chi sei tu?” ripeteva una voce sottile.
Quando Max aprì gli occhi mise a fuoco, poco alla volta, un bambino molto piccolo. Aveva i capelli del colore del miele e uno sguardo sorridente.
“Ciao! Sono Max… mi sono perso. Sono arrivato qui con una barchetta… la mia casa è sull’Isola dei Pinguini. Ma tanto io adesso non voglio tornare, la mia mamma è stata cattiva con me… ho deciso che andrò a vedere il mondo! Dove sono esattamente?” chiese infine il bambino con uno sbadiglio.
“Io mi chiamo Pity” disse il piccolo “Da dove arrivo non lo so… ero un bebè quando sono giunto qui. Lo stregone, il proprietario di questa bottega, mi ha preso con sé e oggi sono il suo apprendista in Arti Magiche. Sto imparando molto sai? So già fare piccoli filtri e anche qualche pozione! Ples, il mio maestro appunto, dice che potrò diventare bravo come lui un giorno. Lui risolve tanti problemi alla gente: guarisce, fa innamorare, sconfigge le cose cattive e a volte vede cose che non sono ancora successe… predice il futuro insomma!”

Max ascoltava a bocca aperta, in tutta la sua vita non aveva mai sentito parlare di simili magie!

All’improvviso la porta si aprì ed entrò un omone dalla barba folta e bionda. Era l’uomo più grande che Max avesse mai visto, ma aveva uno sguardo gentile e il bambino provò per lui un’immediata simpatia!
“Guarda, guarda…” esclamò con un vocione profondo l’omone “e tu chi saresti?”
Prima che Max potesse rispondere Pity balzò in piedi e si affettò a dire: “È un mio amico maestro, si chiama Max e arriva dall’Isola dei Pinguini, può stare un po’ qui con noi, non è vero?”
“Ma certo! Benvenuto Max, io sono Ples. Avrete fame ragazzi: l’ora di pranzo è passata da un pezzo. A tavola, ho preparato il mio Bunny Chow… è speciale!” disse Ples, facendo l’occhiolino.

I piccoli non se lo fecero ripetere due volte. Mangiarono con gusto pane, carne e verdure ridendo e chiacchierando allegramente: era davvero tutto squisito!
Avevano riempito a tal punto la pancia che a Max venne caldo e si tolse la felpa che indossava fin da quando era iniziato il suo viaggio.
Lo sguardo di Ples a quel punto si fece cupo e pensieroso. Stava osservando il braccio di Max.
Il bambino abbassò quindi gli occhi e notò qualcosa che non c’era mai stato prima: sulla sua pelle stava comparendo una specie di disegno. Sembravano dei rami, ma non era ben chiaro.
“Che cos’è?” esclamò Max spaventato “non ho mai visto questi segni prima d’ora!”
Ples allora guardò Pity che, senza bisogno di parole, mostrò il suo braccio: anche sulla sua pelle compariva un disegno, un po’ più definito. Sembrava anch’esso un albero, forse però era differente da quello di Max.

Ples iniziò a parlare: “Penso che tu non sia giunto qui per caso piccolo Max. Non so dirti cosa voglia dire quel disegno, non ancora per lo meno. È da un po’ che ci studio sopra, da quando i primi segni sono comparsi sul braccino di Pity. Ma non temere: proprio oggi avremo le risposte che cerchiamo.”

Ples spiegò quindi a Max che, in un villaggio vicino, abitava una tribù di giganti i quali custodivano uno scrigno che avrebbe risolto il mistero. I giganti erano piuttosto gelosi dei loro cimeli, ma avevano accettato di donare lo scrigno a Ples. A un patto però: lo stregone avrebbe dovuto mettere insieme una squadra di quindici amici e batterli ad una partita di rugby, il loro gioco favorito.
Non era certo un’impresa facile, ma Ples aveva ottenuto la collaborazione di tutti gli stregoni e dei maghi più potenti di quella terra. Era sicuro di potercela fare.

La partita di rugby: Stregoni Vs. Giganti

La partita era stata da tempo fissata proprio per quel pomeriggio, in un campo non troppo lontano.
Si incamminarono presto quindi verso il luogo dell’incontro. Max era molto emozionato.
Giunti al campo i bambini si sedettero e iniziarono a osservare le due squadre. Gli stregoni erano tutti differenti tra loro: chi sottile ma altissimo, chi piccolo quanto Max ma dotato di una lunga barba bianca, chi grosso e corpulento quanto Ples. I giganti erano invece tutti molto grandi e i loro sguardi erano seri e concentrati.

La partita iniziò e, dopo un primo momento in cui le due squadre sembravano essere in equilibrio, i giganti presero il sopravvento e si portarono in vantaggio. Max e Pity urlavano e facevano un tifo sfegatato per i loro amici.
Ma, nonostante questo, i giganti incrementarono il loro bottino di punti.
Sembrava che si stesse mettendo davvero molto male per la squadra degli stregoni e Ples radunò i sui compagni che erano evidentemente sconfortati.
“Non siamo forti come i giganti, lo sappiamo. La nostra forza è interiore, non risiede nei muscoli. Ma amici, ricordiamoci il perché ci stiamo battendo e tiriamola fuori.” Così dicendo Ples indicò i due piccoli tifosi che li osservavano con occhi pieni di speranza. Poi lo stregone diede ad ognuno dei suoi compagni una borraccia. “Bevete un sorso da questa bottiglia: vi renderà più forti!”
Ognuno di loro bevve e la partita ricominciò. Ecco quindi che negli occhi dei maghi comparve una luce nuova e la situazione si ribaltò. Gli stregoni iniziarono a giocare come non avevano mai fatto in vita loro e, alla fine, la squadra arrivò incredibilmente alla vittoria per 55 a 35!

Mentre Max e Pity festeggiavano ai bordi del campo il mago più piccolo e saggio, chiamato Namos, si avvicinò a Ples chiedendo con aria severa: “Caro amico, ovviamente sono felice di aver vinto. Ma ora voglio sapere cosa c’era in quella borraccia, lo sai che non era consentito l’uso della magia. Non sono abituato ad imbrogliare io!
Ples sorrise e aprì la bottiglia. “Non temere Namos. Io vi ho dato da bere semplicemente motivazione e voglia di vincere. Vi ho dato un motivo per credere in voi stessi. Il tutto con un semplice sorso di tè di Roiboos!”
Namos capì immediatamente quello che aveva fatto Ples e scoppiò in una fragorosa risata. Il suo vecchio amico era stato davvero molto saggio e aveva saputo far credere a tutti loro di essere in possesso di una bevanda eccezionale. In realtà il piccolo miracolo era stato reso possibile solo da una dose di fiducia extra e dalla forza di volontà che lo stregone aveva infuso loro con quel gesto! Con un goccio di tè!

Il segreto dei giganti

Era giunto il momento quindi di aprire lo scrigno che i giganti avevano a malincuore consegnato loro.
Il compito spettava a Pity che lo socchiuse, dapprima lentamente, per poi spalancarlo di botto: ecco che comparve qualcosa di davvero inaspettato.
Nella parte interna del coperchio era incisa una breve frase: “Arriva alle Radici” e il contenuto era proprio una maglietta da rugby, sulla quale era disegnata quella che sembrava essere una piccola mappa.

Quella sera i maghi e gli stregoni tennero consiglio a lungo. Dopo diverse ore Ples raggiunse i bambini, che erano rimasti fino a quel momento in disparte, sulla poltrona su cui si erano conosciuti.
Dovete partire insieme.” Disse “Non ci è del tutto chiaro ciò che questo scrigno voglia dire, ma siamo tutti concordi nel pensare che la mappa debba essere seguita. Tu Max possiedi una barchetta: salpate al più presto!”

Fu così che, tra occhi lucidi e la malinconia generale, i nostri piccoli amici si ritrovarono sulla spiaggia delle casette colorate, quella su cui era sbarcato Max. Dopo aver abbracciato Ples e tutti gli stregoni i due bimbi salirono sulla barchetta stringendo forte lo scrigno.

Iniziò così il loro viaggio insieme, verso la speranza.


La nostra prima tappa del viaggio di Max termina qui.
Ed ecco quindi l’outfit che Sticky Fudge ha fatto sbucare da questa prima avventura, per il nostro piccolo protagonista.

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Felpa, T-Shirt e Jeans Sticky Fudge

Ecco il primo outfit #NatoDaUnaFiaba

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Vi aspettiamo alla prossima avventura, a maggio, per donarvi nuovi sogni e piccole coccole!

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