Nati con la valigia. Già, ma chi la fa?!

A chi non piace partire per un viaggio? È un istinto con cui nasciamo tutti, chi più chi meno.

È sempre emozionante il momento in cui ci si accinge a riempire la propria valigia.
Ecco, sottolineo: “il momento in cui ci si accinge“, cioè l’attimo prima della reale apertura di borse e borsoni, prima dello tsunami di vestiti. L’istante in cui accarezzi l’idea della partenza.
Perché diciamocelo, preparare i bagagli è un tour de force decisamente poco divertente e fonte dell’ultimo stress prima delle ferie. L’ostacolo finale prima della felicità!

In questi giorni di caldo e partenze ho ricevuto una divertente infografica che vede contrapposti uomini e donne in questa attività, singolarmente e in famiglia.
L’ho guardata con attenzione e mi sono immediatamente resa conto, senza nemmeno uscirne troppo sorpresa, che la mia famiglia è – anche in questo caso – un nucleo outsider. Che noi facciamo sempre le cose a modo nostro!

O meglio, finché si va sul personale siamo perfettamente in linea con la media…

Io davanti alla valigia vuota infatti azzero le poche capacità pragmatiche che mi ritrovo. Allo scattare della serratura, impalata di fronte al guardaroba, vengo colta dal famoso panico che scaturisce da tre semplici lettere ripetute all’infinito in tono inebetito: “e se…. ?“.
Eh già, perché ha inizio una tempesta di dubbi più o meno sensati nella mia testa, fenomeno che solo una donna in mood da bagaglio può capire!

“E se facesse caldissimo…?”
“E se facesse freddino la sera… ?”
“E se facesse un’estate di pioggia…?”
“E se dovessi fare un’escursione che richiede un completo da trekking…?”
– (Ok, vado al mare, ma chi può dirlo? A proposito: urge acquisto!)
“E se mi invitassero ad una cena di gala e mi ritrovassi al tavolo con le blogger più famose d’Italia…?” – (perché quel sorriso?! Tutto può succedere, no?!)

E così via, fino al completo svuotamento dell’armadio in un set di trolley. Più un po’ di shopping extra!

Per mio marito inizia invece un processo inverso, per cui io ho coniato un termine ad hoc: “pignolizzazione”.
Qualche figlio degli anni ’80 si ricorda il film di Carlo Verdone “Bianco, rosso e verdone“? Quello in cui Furio tediava la povera moglie prima della partenza a suon di “Magdaaaa…“?! Ecco.
Sarà deformazione professionale, ma l’unica cosa su cui si concentra veramente nella preparazione dei bagagli è l’ottimizzazione dello spazio!
Il risultato di questo momento feng shui è disastroso: una valigia semivuota e una vacanza passata a lamentarsi per quello che non ha!

E credetemi, in un verso o nell’altro quando si hanno figli queste condizioni non migliorano.
Ovviamente il mio set di trolley è per tre quarti pieno di vestiti taglia mignon e mio marito deve giocare a tetris nel momento del carico della macchina per incastrare anche biciclettine e passeggini. Il che lo innervosisce non poco!
Ma le attitudini non cambiano, anzi!

Beh, che ci crediate o no, questo mix apparentemente esplosivo per noi è diventato un plus.
Come dicevo prima, la mia famiglia fa sempre le cose a modo proprio. E le valige non fanno eccezione!
Abbiamo sviluppato una tecnica di squadra in cui ognuno mette in campo le proprie qualità.
Quindi ecco pronta un’efficientissima catena di montaggio in cui io preparo tutto ciò che dobbiamo portare via e mio marito incastra sapientemente ogni cosa. Nelle borse prima e in macchina poi!

Ci si evitano stress inutili e tensioni di coppia, ad ognuno il suo! Semplice!
Perciò, se vi ritrovate nella nostra condizione singola primordiale, io vi consiglio vivamente il metodo casa Ricci e Capricci. Non vi deluderà!

 

N.B. Ecco l’infografica che ha ispirato questo pezzo. Ed ecco la sua fonte.

Infografica

E a casa vostra la valigia chi la fa?

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