Passato remoto di mamma

Un tranquillo pomeriggio di ordinaria follia, tra flashback e sogni.

In salotto due amiche, Sara e Francesca, trovano il tempo di raccontarsi in un insolito momento lento.

Sono mamme, la prima di Pietruncoli e Biscela, la seconda di Doppia T. Sono amiche, mogli e giovani donne (sì dai non stiamo a guardare il capello, diciamo donne).

Il pranzo è finito da poco, momento di relax: Doppia T è immerso nei suoi morbidi sogni con la boccuccia semi aperta e il respiro cadenzato. Lo stesso dicasi per Pietruncoli – bolla al naso – sembra un piccolo manga dormiente e probabilmente anche Biscela sta sognando in un lettino morbido, ma alla materna.

Nell’aria voglia di caffè e occhi un po’ pesanti

Sara, lo metto su io, tu lo bevi? Che domande, è ovvio. Come si può sopravvivere ad una giornata senza il profumo di una bella sorsata di caffè; da quando sono mamma poi è schizzato alla base della mia personalissima piramide alimentare, insieme a: integratori, cioccolata e carboidrati. E’ tosta l’avventura, servono energie. Diventi mamma e la vita ti si ribalta come un padellino per le crêpes, il guaio però è che il composto spesse volte non è ancora cotto e succede il patatrac.
A proposito tu ricordi com’era la tua vita prima di diventare mamma?
Io ricordo che il caffè mi piaceva meno, come anche le brioches. Ero sempre in giro con la testa intasata da mille progetti. Volevo provare tutto, soprattutto le cose pericolose, tutto tranne i formaggi perché mi hanno sempre fatto schifo. Da piccola fingevo di esserne allergica per evitare la spolverata di grana sulla pasta al pomodoro, adesso intollerante lo sono davvero e per assurdo vivrei di parmigiano. Quante cose sono cambiate da tre anni a questa parte”

“Già, il mondo sembra un altro… ma in fondo io lo so che il buon vecchio Pianeta Terra è sempre lui, sono i nostri occhi ad essere diversi. E ovviamente anche le papille gustative eh?! Che anche io, ti dirò, prima di caffè ne bevevo una mezza litrata al giorno in meno!
Ma ovviamente adesso… allungami una tazzina. Un cucchiaino e mezzo di zucchero, grazie!
Sai cosa? Seriamente. Io credo che spesso abbiamo un ricordo pre-mommy di noi stesse un tantino distorto. Prima dei figli, chissà com’è, eravamo tutte quante detentrici delle chiappe di Giselle e della vita (sociale, ma spesso anche fisica) di Carrie Bradshaw. Probabilmente sono immagini partorite dalle nostre testoline in astinenza da parrucchiere, non saprei. Semplicemente ci sono troppi fiocchetti e tacchetti!
Francy
, dovremmo fare qualcosa per dire basta… È ora di finirla col clichè della ex it-girl che si trasforma in mamma Mellin come per magia!”

“Mellin dovrebbe inventare anche per noi una bevanda per i nostri primi mille giorni…da mamme però. Di quelle corrette con un po’ di vodka per resistere al durissimo stress delle notti in bianco. Fiocchetti e tacchetti? Un bel ricordo anche se io ho sempre preferito guidare. Per un periodo della mia vita ho desiderato avere in box la Lancia Delta HF Integrale Martini e iscrivermi ad un corso di rally. Non l’ho fatto ma in box ci ho messo una bella Ducati e ci sono andata a girare in pista. Ricordo quando io e Stefano andavamo al mare con le nostre moto: l’asfalto morbido e le tute calde che con la pelle salata e scottata dal sole faticavano ad allacciarsi. Prima di diventare mamma ho provato il lancio con il paracadute, un’esperienza bellissima che rifarei domani ma poi mi giro, guardo mio figlio e capisco che per sentire una botta di adrenalina ormai mi basta molto meno…tipo una sua caduta dallo scivolo”.

“Vedi? Sono queste le sfaccettature che ci dimentichiamo! Quelle dalla sfumatura un po’ tamarra… ma le più divertenti, ammettiamolo!
Io ero una gran tifosa di calcio. Per dire. Ma non di quelle da divano eh?! Ero un’attivissima attivista. Frequentatrice di stadi seriale, a tratti direttamente piazzata in curva.
Altro che spritz in una mano e clutch nell’altra… mi trovavi a S. Siro, sneakers ai piedi, con un panino con la salamella e una birra! Conoscevo tutte le possibili formazioni della FC Internazionale e non mi perdevo un pre o post partita… ogni sacrosanto pomeriggio di ogni maledetta domenica era segnato!

Più monotematica di Fabio Caressa, più accanita di un capo ultras incallito, avevo la scaletta completa di cori e inni. Avrei potuto sostenere uno scambio di opinioni tecnico-tattiche col buon Capello senza difficoltà. In pratica la D’Amico de noantri, ma meno gnocca.
Da quattro anni a questa parte non solo ho smesso di frequentare lo stadio, di seguire qualsiasi pre, post o diretta partita. Non solo non conosco più il nome di qualsivoglia calciatore che non fosse in attività già nella prima decade del 2000.

Inizio proprio a diventare insofferente alla sovrabbondanza di partite, mi sto omologando al profilo della donna italiana media, quella che si innervosisce appena sullo schermo fa capolino la squadra di Sky Calcio Show al gran completo! In pratica sto subendo una mutazione genetica in piena regola, in un altro clichè in effetti, quello della moglie che ad ogni turno di Champions fa: “ma anche stasera partite?!”… e chi l’avrebbe mai detto?! Il mio Riccio#1 no di sicuro…”

“A proposito di metamorfosi! Non parliamo poi del fisico, tu ne avevi uno prima di diventare mamma? Io ricordo che sicuramente le tette c’erano. Erano qui, proprio dove adesso ci sono queste due bustine che più che un balconcino avrebbero bisogno di impalcature fissate alle orecchie. L’allattamento non ha lasciato neanche i segni, si è portato via anche quelli insieme alla mia bella terza.
Una volta poi passavamo un sacco di tempo sul divano: mangiavamo, dormivamo, guardavamo programmi stupidi e film al cardiopalma; adesso se riusciamo a sederci è già una conquista e di figlio ne abbiamo uno, mi immagino voi”.

“Già, il fisico una volta c’era eccome… uno solo però! Perché io adesso ho sovrabbondanze per lo più. Nei punti sbagliati ovviamente!
In quanto al bivacco, prima dei figli, era una regola di vita nel week end. Bei tempi quelli! Ovviamente non tornerei mai indietro, ma qui si viaggia a ciclo continuo e una pausa ogni tanto non guasterebbe…”

“Tornando al caffè… ci vuoi dei biscottini? Due Grisbì magari… quanti ne abbiamo mangiati da ragazzini. Prima morsicavamo tutto il contorno del biscotto e poi in un sol boccone il cuore, pieno di cioccolato. Ogni tanto lo facciamo anche adesso ma non digeriamo più niente così al posto della scorta di dolcetti abbiamo in dispensa la scorta di camomilla. Non riesco più a bere neanche il vino, dalla gravidanza non sono più riuscita a farmelo piacere, eppure ne bevevo…ho anche diversi testimoni: i vigili, la polizia…

“Sì grazie allunga il pacco. Io mangio troppo, continuamente. Poi mi lamento del fisico e viene anche facile dare tutta la colpa della metamorfosi che ha subìto – poraccio lui – alla doppia gravidanza. La verità è che è cambiato il metabolismo, così come la digestione. Me ne devo fare una ragione. Invece io viaggio direttamente con la Citrosodina e non mi arrendo al fatto che sono diversa!”

“E il sesso… beh è cambiato dai. Non si può dire di no, tante volte ci si addormenta sulla strada per arrivare al letto. Prima no, e sai perché? Perché la notte si dormivano otto ore filate, la domenica era domenica e così anche il sabato. Si riposava, si rallentava e si godeva pigramente del weekend, senza sveglie a forma di bambino biondo e riccio urlante latte!latte!latte!

E’ cambiato sì… c’è la stanchezza che ti fa addormentare e c’è la paura di venir scoperti in flagranza di reato dai bambini. Bisogna beccare un sacco di congiunzioni astrali e allineamenti dei pianeti per trovare l’attimo perfetto, che ora è davvero L’Attimo Fuggente! Per organizzare un momento di coccola in pratica bisognerebbe consultare prima il sempre saggio Paolo Fox…”

“Non dirmelo, io adesso ho anche Saturno contro…scusami un attimo, è arrivato il corriere. Credo sia quel nuovo paio di scarpe, un altro paio di bellissimi sandali che attenderanno nella scarpiera il loro momento di gloria. Ho un sacco di scarpe ma poi la vita in All-Star mi sorride decisamente di più. E tu?”

“Ma wow! Le scarpe… sai che prima dei bimbi avevo una malattia? Devo dire che in questo senso i figli sono stati una sorta di terapia d’urto che mi ha portato alla disintossicazione (e probabilmente anche alla salvezza del conto in banca)! Ora ho chiuso in cabina armadio un tot di meravigliosi tacchi che vedono la luce se va bene due volte l’anno.
Per il resto… non puoi essere pronta allo scatto di Bolt – assolutamente necessario se vuoi avere speranze di star dietro al monopattino più veloce del parco – sui trampoli. Io vado diretta di Air Max. Se me lo avessero detto quattro anni fa li avrei presi per matti!
Ma la sai una cosa? Sono più curvy – perché oggi si dice così – in sneakers e perennemente spettinata. Una cosa è migliorata però: il sorriso!

“Hai ragione Sara! C’è una cosa che ogni sera ti ricorda quanto tutta la fatica valga la pena…il viso dei nostri figli addormentati. Finite le corse, spento lo stress e sedati i capricci restano solo sogni da cullare. I loro fatti di chissà quali avventure e i nostri: quelli di renderli felici almeno la metà di quanto facciano loro con noi.”

 

Poi due risatine dalla camera a fianco ci riportano alla realtà. Pare la nostra zingarata nei ricordi sia finita, almeno per il momento. E allora ci guardiamo in faccia consapevoli davvero del fatto che persino le occhiaie, in fondo, ci rendono più belle.

La porta si apre e ne escono due piccoli uragani… ora andremo a recuperare il terzo!

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