Piedini sulla linea del via. Il Nido!

Ogni tanto, mi dico, è bello poter utilizzare questo strumento che ho tra le mani per fare un po’ di informazione. Di quella seria.
E così ci provo, perché ho la fortuna di conoscere tanta gente in gamba che ha molto da dire, da trasmettere.

In questo settembre dei mille inizi, di piedi e piedini sulla linea del via, voglio parlare del primo “start” in assoluto: il Nido!
Facciamo quattro chiacchiere con Valentina – psicologa e Referente del Servizio Educativo Nido Mitades – che ci apre le porte del mini mondo in cui è educatrice e ci fa sbirciare tra le attività proposte raccontandoci un’esperienza importante e formativa.
Per tutti coloro che in questi giorni stanno iniziando un percorso con e per i propri piccoli, per chi ci sta pensando su e anche per chi ha fatto scelte differenti ecco un contributo interessante da cui trarre spunti e informazioni.

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Valentina, ci presenti il Nido in cui lavori?

Il Nido Mitades nasce a Milano nella verde zona di Trenno, in risposta alle istanze delle famiglie amiche e socie dell’Associazione Mitades.
Si tratta di un servizio educativo fortemente radicato al territorio e alla dimensione associativa e, in quanto tale, pone la relazione e la promozione sociale al centro del lavoro quotidiano.
Mitades significa “le Metà” in spagnolo, le metà che crescono insieme attraverso la relazione.

Come dovrebbe comportarsi un genitore durante l’inserimento del proprio figlio?

L’inserimento al Nido è uno dei momenti più belli ma anche più impegnativi per la crescita del bambino: l’esordio nella comunità di pari, un luogo nuovo, ricco di tanti volti, suoni, voci e colori… tanti stimoli diversi che lo accoglieranno in un turbine di sensazioni ed emozioni mai sperimentate prima.
Questo vale anche per i genitori, a cui è chiesto, forse per la prima volta, di af-fidare il proprio figlio a qualcun altro.
Iniziare un percorso al Nido è un cambiamento che comporta inevitabilmente una separazione (seppur temporanea) del genitore dal bambino e di conseguenza necessita di un investimento di fiducia nei confronti delle nuove persone che lo accudiranno. Si tratta di un percorso emotivamente non indifferente: si accavallano sentimenti contrastanti, gratitudine, preoccupazione, gioia, sollievo, senso di colpa… tutti sentimenti legittimi!
Per il benessere del bambino è importante riuscire ad esplicitarli e condividerli con gli educatori al fine di instaurare una buona alleanza educativa nido-famiglia: così pian piano il bambino si sentirà sicuro nella nuova “ seconda casa” e il tempo trascorso lontano dai genitori sarà altrettanto piacevole.
Non esiste il vademecum dell’inserimento perfetto! Ogni bambino (anzi ogni famiglia!) vive il suo inserimento al Nido con tempi e modalità differenti: di giorno in giorno, con l’aiuto degli educatori, comprenderete gradualmente quali sono i suoi e i vostri tempi.

Alcuni sostengono che l’asilo Nido sia solo una necessità per i genitori lavoratori, non un’opportunità per i piccoli che vengono definiti incapaci di interagire tra loro. Qual’è la tua opinione?

Sicuramente è vero che per molti genitori la scelta del Nido è dettata da esigenze lavorative, tuttavia sono sempre di più i genitori che scelgono consapevolmente il Nido non esclusivamente per una necessità pratica ma per il suo valore educativo.
Anche l’Associazione Mitades condivide questa prospettiva e ritiene che il Nido, quale servizio socio educativo, possa essere un luogo sicuro ed accogliente fin dai primi mesi di vita del bambino. Uno spazio fisico e psicologico di supporto, incontro e condivisione per e tra le famiglie.
Il Nido Mitades è concepito come uno spazio di ascolto, di conoscenza reciproca e di condivisione, al fine di consentire agli adulti di partecipare attivamente al percorso di crescita del proprio bambino e di realizzare una continuità tra l’esperienza al Nido e l’esperienza nell’ambito familiare.

Nido piedi e colori

Quali sono le tre attività a tuo avviso fondamentali per lo sviluppo di un bambino di un anno?

Un anno è l’età in cui i bambini cominciano a camminare, a pronunciare le prime parole, a mangiare con le proprie manine… in altre parole intraprendono il cammino verso l’autonomia. In realtà questo percorso inizia molto prima dell’anno! Il bambino può essere considerato come una persona consapevole e sociale fin da subito, un individuo che sviluppa la sua personalità e le sue competenze lungo un continuum a partire dalla nascita (se non prima!).
In quest’ottica tutte le attività svolte dai bambini durante la giornata al Nido, dall’accoglienza alle attività strutturate, dai momenti di cura personale al gioco, hanno valenza educativa e sono fondamentali per lo sviluppo dell’autonomia psicofisica. Se però volessimo individuare le tre attività che maggiormente favoriscono questo processo direi che sono: la manipolazione, l’osservazione e il dialogo.
La manipolazione e l’osservazione sono strettamente legate tra loro, insieme consentono al bambino di entrare in contatto con l’altro da sé scoprendo il mondo che lo circonda. Così il bambino sperimenta e manipola diversi materiali, toccandoli, schiacciandoli, modellandoli con il palmo della mano e con le dita o con appositi strumenti; scopre con piacere che i materiali sporcano e lasciano una traccia, che cambiano forma, temperatura e consistenza, che hanno un odore, un sapore.
Attraverso tali attività e strumenti i bambini dialogano tra loro e con l’adulto ancor prima di cominciare a parlare, comunicano i loro stati d’animo, le loro esigenze e costruiscono nella relazione il loro stare al mondo.

E per un bimbo di due anni?

Le principali attività sono trasversali alle diverse fasce d’età e si possono riproporre da 4 a 36 mesi con modalità ed obiettivi educativi differenti.
Nella fascia dei due anni in particolare i bambini affinano le competenze apprese, dando significato a ciò che fanno, in quale contesto e con chi.
Tra le attività del Nido, hanno particolare importanza i giochi grafico-pittorici, la narrazione e il gioco simbolico.
I primi consentono di sviluppare la creatività attraverso la scoperta e sperimentazione di varie tecniche e materiali (tempere, pennarelli, pastelli, pastelli a cera, colori a dito, stampini, supporti cartacei di varie consistenze e derivazioni ecc.);
Attraverso la narrazione invece il bambino è stimolato a raccontare, descrivere azioni e ad osservare sequenze ed immagini. Il linguaggio si arricchisce e la comprensione diventa sempre più affinata e consolida il rapporto coi pari e gli adulti.
In ultimo il gioco simbolico promuove lo sviluppo sociale, cognitivo e affettivo del bambino. Al centro dei suoi interessi si pone l’imitazione, cioè la capacità di riprodurre situazioni vissute in altri contesti. In questo spazio il bambino socializza con i compagni, imita azioni vissute personalmente o da persone conosciute, scambia i ruoli, sviluppa il linguaggio con i coetanei e con gli adulti, impara a mettere in ordine gli oggetti, ne scopre di nuovi e ne impara l’utilizzo e coordina azioni di tipo motorio.

Nido uva

Quando un genitore decide di iscrivere il proprio figlio al Nido inizia un bombardamento di nozioni sui diversi metodi educativi possibili, dal Montessori al Reggio Approach. Come orientarsi? Il Nido Mitades segue un metodo particolare?

Ogni approccio teorico di per sé è utile e valido, a noi piace però parlare dell’approccio Mitades come di un approccio trasversale e multidisciplinare, che non attinge ad un modello teorico specifico ma promuove costantemente la ricerca e la sperimentazione. Tale approccio caratterizza tutti i progetti e le attività dell’Associazione Mitades, non solo il progetto educativo del Nido.
Autonomia, sperimentazione e relazione sono le linee guida del nostro lavoro quotidiano: le educatrici e gli educatori del Nido Mitades accompagnano i bambini nel percorso di crescita attraverso una programmazione basata su un approccio relazionale, esperienziale e psicomotorio che valorizzi le potenzialità espressive di ciascuno e del gruppo, in modo da favorirne lo sviluppo cognitivo, motorio e sociale nonché l’acquisizione delle competenze utili nella quotidianità.
In questo percorso fondamentale è il coinvolgimento della famiglia nel progetto educativo del Nido in quanto è attraverso il dialogo che emergono i reali bisogni dei bambini e delle famiglie in un’ottica di partecipazione e di condivisione.

Qual’è la parte più difficile della tua professione?

Lavorare con i bambini è sicuramente stimolante e appagante dal punto di vista professionale in quanto giorno dopo giorno è possibile vedere i bambini acquisire nuove competenze e sviluppare la propria personalità anche grazie al nostro lavoro.
Tuttavia da un punto di vista strettamente personale – anche per la mia formazione psicologica – è forte il senso di responsabilità legato alla consapevolezza di lavorare con una fascia d’età molto importante e delicata per lo sviluppo della personalità del bambino e futuro individuo sociale.

Infine. Qual’è la cosa che ami di più del tuo lavoro?

Lo direi con una semplice frase ma che racchiude diverse sfumature di significato: lavorare con i bambini e per i bambini!

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