Pink Wars. Guerre in tacchi a spillo

I sodalizi al femminile sono speciali, l’ho sempre sostenuto.
Però c’è un però. Noi donne sappiamo essere fantastiche con le amiche, quelle che hanno saputo superare prove inenarrabili, dalle sindromi premestruali ai periodi di dieta ferrea, di quelli in cui “me magnerei il primo che passa”. E il primo che passa di solito è sempre il marito, ma quando il genere maschile latita è la migliore amica a farne le veci. E le spese.
Insomma, siamo bravissime a creare rapporti speciali con poche elette.
Con il resto delle quote rosa nel mondo facciamo pena, ammettiamolo.
La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità è che non si contano le signorine dalla facciata gentile, ma con il livello di bile ben oltre i limiti consentiti dalla legge. E allora anche il livello di stronzaggine da portare sulle spalle è talmente alto che dopo un po’ non è più sostenibile. Bisogna pur scaricarla da qualche parte, passare il testimone e, da ormone impazzito a ormone impazzito, pare ci sia più gusto.

E così hanno inizio faide che si perpetrano da sempre, vecchie come il mondo

Perché, ne sono certa, anche le donne del passato qualche carenza di solidarietà devono pur averla avuta.
Per dire, una strafiga come Marie Antoinette avrà pur sperimentato sulla sua pelle un po’ di quel sano astio al femminile che tutte noi conosciamo. Che so, la dama di compagnia che le offriva Macarons a volontà, girava l’angolo e si affrettava a darle della “culona” con la prima persona che passava. Cose così.

Perché queste cattiverie sono talmente vere e incancrenite che persino nel mondo delle favole i rapporti tra donne non riescono ad essere “favolosi. Nossignore.
I Fratelli Grimm ci avevano visto giusto insomma, chiedete a quella granculo di Cenerentola, ché prima di vincere tutto – Principe Azzurro compreso – aveva avuto il suo bel daffare con matrigna, sorellastre e una fila di rivali in amore che manco alle poste si è mai vista una folla del genere.
Nelle favole, come in molte realtà del resto, il lieto fine non arriva mai con due ragazze che si scoprono improvvisamente amiche e mandano a quel tal paese il bel Principe a cavallo. Mai. Cosa che, peraltro, deve aver traumatizzato generazioni e generazioni di ragazze.

Ed eccoci a noi donne dei tempi moderni

Tempi in cui le assicurazioni dovrebbero pensare ad una polizza che copra le ciocche di capelli strappate per l’altrui intervento, doloso e volontario. Perché, si sa, le mani nevrotiche di due donne che bisticciano forte sempre sulla nuca vanno a finire.

A trovare pretesti per attaccar briga e fare di questi scalpi poi siamo tutte dannatamente brave.
Ci schieriamo, cerchiamo una categoria in cui intrufolarci e a cui votare fedeltà fino all’ultima ciocca. Ci facciamo portabandiera di un ideale, di uno stile di vita.
E poi niente, via, a muso duro contro le altre. Ma anche via, a muso duro contro quelle a noi più affini, le portabandiera dei nostri stessi principi base. Via, contro le rivali.
I terreni di scontro non si contano davvero, nella vita reale come sul web. Qualsiasi luogo si fa saloon. Il vero must have di questi tempi è una rissa in cui lasciar ciocche, virtuali o vere non ha importanza.

Volete qualche esempio? Eccovi serviti…

Vegan Vs. Mc Donald’s mon amour

Qui di solito una vuole convincere l’altra di quanto il proprio stile di vita sia eticamente corretto e salutare, l’altra tenta la strada del panino con la porchetta inteso come generatore di felicità. E quindi di salute.
Due linee rette. Potranno camminare all’infinito parlando a mitraglia, ma non si incontreranno mai.

“Possibile che tu proprio non capisca?! La vita è una e bisogna aver cura del proprio corpo. Oltre che del nostro pianeta in genere!
Che poi, fidati: una bella milanese di seitan, un contorno di insalata condita con gomasio e salsa tahin a parte ti risolvono la serata. Facile no?”

“Scusa scusa?! Mi stai dicendo che ti mangi Super Sayan impanati? No grazie, sono contro per principio al maltrattamento di qualsiasi manga giapponese e al risparmio di qualsivoglia caloria.
A casa mia la cellulite non è mai stata discriminata e le papille gustative regnano sovrane. Quindi fidati: una bella milanese con patatine fritte ti risolve non solo la serata, ma anche la scelta delle vacanze: nel dubbio sai già che andrai in montagna!”

Partito della Bancarella Vs. Diavolo (che veste Prada)

Tra queste due c’è astio da tempo immemore. Inutilmente aggiungerei.
Una sostiene la superficialità della vita dell’altra che, a suo dire, sperpera denaro per cose inutili. La moda è superficialità, la vita va intesa con una certa pesantezza e il cervello, per essere preso sul serio, deve essere racchiuso in una testa senza troppi fronzoli.
L’altra guarda con compatimento e un pizzico di acida cattiveria all’assenza di manicure e di stile in genere della rivale.
Entrambe a volte ignorano – e neanche troppo allegramente – che una manciata di cavoli propri potrebbe essere segno sia di grande saggezza che di eleganza. In fondo potrebbero anche diventare grandi amiche, se solo guardassero oltre lo specchio.

Su questo dualismo stereotipato nessuno ha saputo essere più esaustivo di lei. Parlo del terrore dei sette atelier, Miranda Priestly.

“Io assumo sempre lo stesso tipo di ragazza: alla moda, magra ovviamente… e che venera la rivista, ma capita poi che si rivelino spesso, non lo so, deludenti e… stupide. Perciò con te, con quel curriculum notevole e il grande discorso sulla tua cosiddetta etica del lavoro ho creduto che tu potessi essere diversa, mi sono detta, provaci, corri il rischio, assumi la ragazza sveglia e grassa. Avevo una speranza, mio Dio, io vivo di speranze. Comunque alla fine mi hai deluso più tu di… di tutte le altre ragazze galline.” (Miranda Priestly ad Andy)

Dove, ovviamente, la ragazza “grassa” pesa a dir tanto 40 chili e le cosiddette “galline” forse proprio da pollaio non sono. Punti di vista. Storti ovviamente.

Diavolo Vs. Prada

Che le faide intestine per il partito fashionista sino all’ordine del giorno lo sanno tutti. L’ambizione lì è sempre pompata al massimo, quanto una canzone di David Guetta dalla consolle.
L’una ritiene di essere migliore dell’altra. L’altra ritiene di essere migliore dell’una.
E poi niente, le operazioni di omertoso depistaggio riguardo all’acquisto di eventuali capi o accessori fanno invidia alla CIA.

“Bella quella gonna cara, dove l’hai scovata? Ti sta bene anche se è un po’ attillata dietro, mette in evidenza il tuo straordinario sense of humor… ”  (Ergo: “Sei una “culona”, altro che Marie Antoinette. Dimmi dove hai comprato quella gonna e ti faccio vedere io come si indossa”).

“Grazie… starebbe bene anche a te! L’ho presa su Amukta Island, ai piedi del vulcano. Non ci crederai ma c’era una ragazza che vendeva cose carinissime. Magari se cerchi su Google trovi l’e-shop…” (Ergo, “L’ho presa al mercato dietro casa, ma non ti rivelerò la mia bancarella fortunata. Nemmeno sotto tortura. Nemmeno se minacci le mie Laboutin. E, per inciso,“culona” ci sarai tu. Ma scanso equivoci da domani dieta!”).

Mom Vs. Mom

Le mie preferite. Quelle di cui ho troppo spesso esperienza diretta.
Il livello di competizione diventa esagerato, come esagerati sono sempre gli aneddoti da parchetto.
Mai, e sottolineo mai, offrire a una mamma da competizione un fianco scoperto o un assist di qualsiasi tipo.

Metti due mamme, metti un’area giochi, metti uno di quei rari momenti di tranquillità in cui i figli duenni sono intenti a giocare nella vasca della sabbia e lasciano spazio a un breve scambio di esperienze…

“Sono stanchissima, il piccolo non dorme.”

Toh eccolo là, un fianco scoperto!

“Oh, mi dispiace cara, che strano però! Il mio ha la stessa età del tuo, due anni tondi.
Si lava i denti, fa pipì, si infila il pigiama e si legge una favola a scelta tra “Il Signore degli Anelli” ed “Harry Potter”. Poi dorme tutta la notte, fino a che non lo sveglio io. Lo riattivo con il tasto ON in pratica. Strano davvero. Quale metodo hai detto di aver seguito?”

“Ops, scusa credo di aver appena visto il mio palazzo andare in fiamme. Ma lo riprendiamo presto questo discorso eh?!”

Altra tecnica avanzata per sfuggire a questo tipo di interrogatori consiste nel fingere un attacco di narcolessia fulminante. Ma è roba per professioniste, se non lo siete ancora meglio lasciar perdere.

Capite cosa intendo?

Che dire, immaginiamo.
In un mondo migliore noi donne saremmo capaci di fare squadra, come le migliori delle Charlie’s Angels. Non dovremmo né fuggire, né fingere svenimenti improvvisi.
Cammineremmo a braccetto, sapremmo rispettarci di più e accettare la diversità dell’altra come un arricchimento, non come una zavorra da sbatterci sul naso a vicenda. La rivalità diventerebbe stimolo a far meglio e i preconcetti lascerebbero il posto alla conoscenza.
Immaginiamo.
In un mondo migliore ogni ciocca starebbe al proprio posto. Così come ogni cosa.

N.B. Immagine copertina tratta dal film: “Il Diavolo Veste Prada”

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