Save the Children Village in Expo. La rivoluzione si inizia da piccoli

Immagina. Vivi lontano da qui, da tutto questo.
Chiudi gli occhi. Il calendario torna velocemente indietro negli anni, sei piccolo. Ma non sei nella cameretta che ti ha visto crescere, quella ricolma di giochi.
Sei lontano, vivi in un Paese in cui i diritti basilari dei bambini non sono possibili. Un Paese in cui i sogni nascono spezzati.
Ascolta. Il tuo corpo, le sue sensazioni. La tua anima, le sue emozioni. Sei solo un bimbo ma conosci già fin troppo bene tutto ciò che non dovresti: la fame, la sete, la sofferenza, troppo spesso la paura.
Un pasto non è mai scontato e quando c’è probabilmente si tratta di un pugno di riso, l’acqua – quella pulita e potabile – uno dei beni più preziosi che tu possa desiderare. L’istruzione è un lusso che spesso non osi sognare. Il domani qualcosa in cui puoi solo sperare.

Il tuo nome è Tarek, accanto a te c’è Bayutu. E purtroppo non siete gli unici. Come voi molti altri bambini nel mondo. Troppi.

Riapri gli occhi, respira. Sicuramente questo breve attimo non è stato piacevole, ma per te si è trattato di un istante. Quindi agguanta tutte le sensazioni che hai incamerato e moltiplicale all’infinito. Forse avrai un’idea molto vaga di quello che provano Tarek e Bayutu. Davvero. Ogni-giorno.
Infine pensa. Prendi le tue emozioni e cerca di farne qualcosa di buono. Perché la rivoluzione inizia dalle piccole cose e i tuoi gesti quotidiani hanno un peso specifico importante. Non siamo inermi davanti a tutto questo.

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Ecco l’opportunità, il messaggio, la lotta. Vedere il mondo con gli occhi di questi bambini, comprenderne l’esistenza calandosi nei loro panni. Almeno un po’. E poi capire insieme tutto quanto è possibile fare per contribuire alla battaglia contro la malnutrizione infantile, questa piaga che ancora oggi miete troppe piccole vittime nei Paesi più poveri del mondo.
Conoscere per capire. Emozioni da utilizzare come motore per agire.

Questa è la rivoluzione proposta da Save the Children, che nel suo Villaggio Expo offre un percorso interattivo e ricco di esperienze sensoriali attraverso il quale, grandi e piccini, possono conoscere l’impatto che la malnutrizione ha su ancora troppi bambini nel mondo.
Non solo però. Nel Villaggio si parla anche di corrette pratiche alimentari, di come l’Organizzazione agisce nei luoghi più colpiti, di quello che tutti noi possiamo fare come singoli.

Ho avuto la fortuna, insieme ad altre tre meravigliose mamme blogger – ZigZagMom, MammaBollita e Sono al Mondo – di percorrere questo breve ma intenso viaggio accanto ad un gruppo di alunni della scuola primaria e con una guida d’eccezione: la splendida Francesca Valla, alias Tata Francesca.

Cosa significa nutrirsi correttamente? Ecco lo spunto da cui partire.

Gli stessi bambini hanno saputo spiegare che, per una corretta alimentazione, non basta mangiare regolarmente, bisogna anche variare la tipologia dei cibi affinché il fisico cresca forte e sano ricevendo tutto ciò di cui ha bisogno. Non è cosa scontata.

Francesca Valla con il braccialetto "Tarek"

Francesca Valla con il braccialetto “Tarek”

Si è dato quindi il via al percorso con la consegna agli alunni di braccialetti speciali riportanti due nomi, braccialetti simboleggianti la diversa identità dei piccoli per il periodo di permanenza nel Villaggio.
Io sono Tarek. Io sono Bayutu.
E così ha avuto inizio la storia di questi due bambini, alter-ego simbolo della sofferenza di troppi piccoli nel mondo. Storia vissuta attraverso sensazioni e partecipazione, non semplicemente narrata.

Tarek e Bayutu vengono quindi al mondo ed il primo alimento di cui necessitano è il latte materno. L’unico, la linfa vitale. L’allattamento al seno esclusivo viene infatti promosso da Save the Children nei Paesi in cui porta il suo aiuto attraverso sostegno alle neo mamme per i primi mesi di vita dei neonati.

Dettaglio dell'arto presente al Villaggio Save the Children

Dettaglio dell’arto presente al Villaggio Save the Children

bilancia artigianale

bilancia artigianale

Poi si cresce. E un pugno di riso non è sufficiente.
Donare un seme, insegnare a coltivare sono gesti che possono davvero cambiare delle vite.
Un piccolo orto. Un tesoro inestimabile.
E la raccolta dell’acqua potabile. Raccolta di vita.
Save The Children interviene nei luoghi più colpiti cercando di portare questo tipo di cultura, perché tamponare non basta per portare la speranza di un domani.Ma spesso è necessario.
Perciò eccoci ad osservare come l’Organizzazione interviene.
L’occorrente per accogliere una nuova vita, gli strumenti per valutare il grado di malnutrizione ed una merendina molto speciale che viene definita “latte terapeutico” e che, nonostante costi solo 40 centesimi, è sostitutiva di un pasto completo. Ecco quanto occorre inizialmente.

Braccialetti utilizzati per valutare il grado di malnutrizione, cappellini contro l'ipotermia dei neonati, "latte terapeutico"

Braccialetti utilizzati per valutare il grado di malnutrizione, cappellini contro l’ipotermia dei neonati, “latte terapeutico”

Ma, come dicevamo, le storie devono crescere. Vogliamo che accada.
Quindi Tarek e Bayutu si trovano davanti ad innumerevoli vie, a caccia di soluzioni che possano migliorare la loro esistenza.
Ed i nostri Tarek e Bayutu sperimentano tutto questo attraverso il percorso. Tentano delle strade, ne vedono gli sbocchi o gli angoli cechi.

Parte interattiva del percorso dedicata alla ricerca di possibili vie per migliorare. Be the Change for Bayutu.

Parte interattiva del percorso dedicata alla ricerca di possibili vie per migliorare. Be the Change for Bayutu.

E poi ci sono le emergenze. Già, perché troppo spesso incombono calamità, naturali o volute dall’uomo. Terremoti, alluvioni, conflitti armati. Non è facile crescere passando per vie così intricate e dense di ostacoli e paure. Non lo è per dei bambini, troppo spesso soli.
Anche qui si sperimenta grazie ad un’installazione interattiva che ricrea un percorso in cui è praticamente impossibile non essere toccati dalle calamità. Per quanto ci provi, per quanto ti sforzi. Non ne puoi uscire indenne.

Francesca Valla attraversa una parte del percorso. "Passare attraverso gli stati di emergenza"

Francesca Valla attraversa una parte del percorso. “Passare attraverso gli stati di emergenza”

L'odore della guerra

L’odore della guerra

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Dettagli

E quindi c’è chi perde la casa, c’è chi perde tutto.
E senti la disperazione, la solitudine. Senti la fame, la sete.
E senti persino un odore diverso, te lo senti addosso e ti penetra dentro. È l’odore della guerra.

Un odore ricreato da Save the Children per aiutarci a capire. Perché per quei bambini persino l’aria è diversa.
Anche qui ci viene mostrato cosa l’Organizzazione cerchi di riportare a queste popolazioni.
I kit igienici, le scorte alimentari, l’acqua potabile e delle mura metalliche. Mura con cui ricostruire velocemente case, scuole, strutture sanitarie.
E sui tetti delle case terra, per coltivare. Semi di speranza, per rinascere.

 

Si cerca di riportare dignità, vita.

 

Esempio di riedificazione di una casa grazie alle mura di Save the Children

Esempio di riedificazione di una casa grazie alle mura di Save the Children

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Ed infine la piccola rivoluzione. Quella che deve partire da ognuno di noi, piccolo o grande che sia.
Guardiamo a tutto ciò che abbiamo e trattiamolo con amore. Siamo consapevoli. Siamo responsabili.
Diciamo un secco no agli sprechi!

E poi un gesto minuscolo, ma che se fatto tutti insieme può diventare potente. La firma su un braccialetto per dire basta, per chiedere ai politici di tutto il mondo di impegnarsi seriamente in questa battaglia.

Il mio piccolo "segno".

Il mio piccolo “segno”.

 

Una voce sola la nostra. Un grido disperato che verrà consegnato a Ban Ki-moon a settembre, in occasione della sua visita ad Expo.

 

 

 

Un viaggio, dunque, che dovrebbero fare tutti.

Francesca Valla inserisce il suo braccialetto firmato nella teca

Francesca Valla inserisce il suo braccialetto firmato nella teca

I più piccoli perché il futuro è in loro, in loro è la forza del cambiamento. I più grandi per poter essere più consapevoli. Per provare a capire. Per lasciare un piccolo segno. 
Perché quando sono tornata a casa e ho guardato i miei figli ho sinceramente ringraziato il Cielo per tutto quanto abbiamo, per il futuro che i miei piccoli hanno la fortuna di poter sognare. Nonostante tutto.
Ma scrutando nel fondo dei loro occhi neri ho ritrovato Tarek e Bayutu. Bambini come i miei.
Noi siamo Tarek e Bayutu. Iniziamo il cambiamento. 

Anzi, siamo il cambiamento! #BetheChange

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