La maternità ai tempi del secondo figlio. Quando il gioco si fa duro

Quando diventi mamma per la seconda volta ti senti pronta. Sei consapevole, sicura di te. Hai gli occhi della tigre.
Ti dici che sarà tutto più facile perché, in fondo, ciò che fai per uno puoi benissimo farlo per due. Ma soprattutto tu sai già come farlo!

E in effetti in parte è così: tutto inizia in discesa.
Tanto per cominciare il trauma da pit-stop, ovvero il temutissimo  cambio del pannolino, è ampiamente superato. Roba vecchia.
Anzi a dirla tutta alla nursery dell’ospedale ci entri un po’ tronfia e spavalda, ché tu hai già i riflessi belli allenati e la fontanella di pipì ti fa decisamente un baffo!
L’allattamento? Il post parto? Sai già come funzionano, quindi ti fai trovare pronta. Questa volta hai tutto il kit di sopravvivenza a portata di mano, e anche di più: la tua borsa è una vera e propria valigia e trabocca letteralmente di roba della quale, alla prima maternità, ignoravi  beatamente l’esistenza.
Sei cintura nera nel fasciare il bebè, la mano più veloce del West nel far fare un ruttino, conosci a memoria tutto il repertorio di ninnananne e canzoncine dagli anni ’50 ad oggi.

Sei pronta a tutto quindi, non a gestirne due

E questo è quanto perché, se è vero che già quando arrivi a casa la situazione degenera rapidamente, non hai ancora la più pallida idea di quello che ti aspetta dopo.
Sì, dopo.
Dopo le tante notti bianche, dopo lo svezzamento, ma soprattutto… dopo i primi passi del secondogenito!

E quindi niente, ecco un breve riassunto di tutto quello che cambia con la maternità al quadrato

Ho fatto per voi una serie di prima e dopo il secondo figlio, se ne sconsiglia la lettura alle donne al secondo giro di gravidanza e gli occhi della tigre stampati in faccia!


La mattina

Con 1 figlio:
Sei precisa, pignola. Prepari i vestiti la sera precedente, punti la sveglia per tempo.
Ti alzi e sei subito in pole position. Chiami il tuo piccolo con assoluta calma, piano piano.
Poi colazione con latte e biscotti, ma attenzione: che il latte non sia troppo caldo, né troppo freddo. Ha inizio quindi una procedura complicata, degna del piccolo chimico, alla ricerca del biberon perfetto. Caffè e biscotti per te, e via.
Si arriva alla vestizione: prepari con cura il tuo bimbo, con una pazienza che francamente ti invidierebbe anche Gandhi.
Tratti su tutto, punto per punto, dalle mutande ai calzini da indossare (quelli che avevi preparato con tanta cura la sera precedente), mettendoci dal quarto d’ora ai venti minuti per un outfit completo (primaverile, ché con l’invernale vai davvero fuori tempo massimo!).
Prima di uscire si sceglie un giochino insieme – uno solo, sei irremovibile – per il quale ci si siede ancora per un po’ al tavolo delle trattative. Qui Gandhi scatterebbe proprio in piedi, ad applaudire entusiasta.
Eppure non importa, in qualche modo riesci comunque a varcare la soglia di casa in orario e ad essere anche tu vagamente in ordine.

Con 2 figli:
Ti svegli al quarto trillo della sveglia, già in ritardo, ché le nottate senza fine in quattro nel lettone non sembrano essere particolarmente ristoratrici. La schiena di tua nonna in confronto è un gioiello, ma in qualche modo ti sblocchi e scendi dal letto.
Le colazioni vengono consumate in modalità diverse: chi davanti a un cartone, chi sul vasino.
A te se va bene tocca il bancone, modello Autogrill. Se va male invece c’è la colazione di corsa, ovvero quella consumata facendo la spola tra il grande, che ha bisogno di una certa motivazione per terminare latte e biscotti, e il piccolo sul vasino, che invece necessita del motivatore per far pipì!
La fase della vestizione avviene in modo confuso, un po’ a casaccio. Quasi finisce che porti a casa un tempo migliore di quando di figlio ne avevi uno, meglio però non soffermarsi troppo sugli outfit.
Sei comunque in ritardo, ché ti rendi conto all’improvviso di indossare l’outfit che vince su tutti: sei ancora il pigiama, quindi corri ai ripari pescando qualcosa dall’armadio.
Si arriva dunque alla scelta dei giochini. Inutile dire che questa volta cedi su tutto, punto per punto, pur di accelerare i tempi.
Morale: esci di casa con due bambini, due collezioni di Hot Wheels complete e un tic.

L’automobile

Con 1 figlio:
Arrivi alla tua automobile.
Con un po’ di tecnica ormai hai imparato a caricare il bimbo a bordo senza troppe difficoltà.
Allacci le cinture, piazzi le sicure. Si va.

Con 2 figli:
Il caricamento avviene con estrema difficoltà, ché se la macchina è posteggiata tra altre due devi praticamente pulirla col cappotto per riuscire nell’impresa. Qui infatti non esiste strategia di sorta: non puoi più posizionare l’automobile lasciando un pochino più di spazio sul lato da aprire, semplicemente perché le portiere vanno aperte tutte!
Mentre posizioni l’uno sul seggiolino devi tener d’occhio l’altro e ripetere la frase “non ti muovere” come fosse una litania fastidiosa, tanto che agli occhi dei passanti sembri una stalker di Margaret Mazzantini.
Mentre posizioni l’altro sul seggiolino devi consolare l’uno che nel frattempo ha perso la sua collezione di Hot Wheels, garantendo che mammà tornerà al più presto dal suo lato a ripulire per bene la portiera e a recuperare quanto smarrito.
Vista la drammaticità del momento ogni mattina apri gli occhi e speri che non piova.
Chissenefrega delle polveri sottili, se diluvia il caricamento in macchina diventerà un autentico incubo dal quale si potrà uscire solo con una bronchite garantita!

L’asilo

Con 1 figlio:
Sei precisa nelle consegne di materiale e documentazione varia, attiva nelle iniziative e l’anima dei laboratori pomeridiani. Ma soprattutto… sei sempre in perfetto orario.
Al mattino arrivi puntuale, parcheggio quasi ortodosso e gara a chi arriva per primo all’ingresso.
Ragguagli la maestra su punti fondamentali – come il colore della cacca del giorno precedente o la grammatura di pasta consumata per cena – e aspetti paziente che il tuo piccolo si decida ad entrare in classe,  tra versetti e “ultimi bacini” tanto struggenti che manco Muccino avrebbe saputo partorirne di uguali.

Con 2 figli:
Non sei più precisa, né puntuale. Il materiale da portare te lo devi segnare ovunque, e riesci comunque ad invertire le sacche!
Visti gli inizi di giornata al fulmicotone ovviamente sei sempre in ritardo. Quindi arrivi, piazzi la macchina rigorosamente in seconda fila e corri come se non ci fosse un domani: non puoi rischiare che qualcuno ti sbatta il cancello in faccia.
Entri col fiato mozzo. Saluti, bevi un Gatorade e inizi a correre verso il cancello successivo!

I pasti

Con 1 figlio:
La maternità numero 1 ti ha dato poche certezze, una è senz’altro quella di essere una specie di incrocio tra Martha Stewart e Carlo Cracco.
Presenti un menù studiato ed elaborato, presentato a dovere in piattini in cui componi entusiasta faccine e dinosauri di ogni genere e colore.

Con 2 figli:
Anche la maternità numero 2 ti ha dato poche certezze, una è senz’altro quella di non essere l’incrocio tra Martha Stewart e Carlo Cracco.
Ed è così che diventi azionista di maggioranza Findus.

La nanna

Con 1 figlio:
Prima di avere figli te lo eri giurato: mai, mai, e ancora mai… mio figlio dormirà nel lettone!
E così aspettando il primo figlio ti sei letta questo mondo e quell’altro sull’argomento, l’intera bibliografia conosciuta sul sonno del neonato, diventando così più preparata di Tracy Hogg stessa.
Con cotanto sapere hai grandi aspettative e appena torni a casa dall’ospedale eccoti lì, ligia, a far di tutto affinché il piccolino non tocchi il lettone neanche per sbaglio. Nemmeno il cambio del pannolino dovrà avvenire sul lettone – nossignore – sia mai che poi il bebè si confonda le idee!
Morale: sei disposta a tutto, anche a mesi su mesi di notti insonni, pur di mantenere l’egemonia del lettone.
E, incredibile ma vero, ci riesci!

Con 2 figli:
Ai tempi della prima gravidanza ti sei letta questo mondo e quell’altro sull’argomento?  Bene, con la seconda capisci che è arrivato il momento di dare una priorità alle cose giuste: la tua sopravvivenza, per dirne una.
Quindi inizi con il posizionare la culla del secondogenito al tuo fianco e con l’allattare nel tuo letto, addormentandoti alla grande, e finisci con il ritrovarti il lettone colonizzato.
Fa tutto parte di un piano: il più piccolo si insedia per primo, il grande arriva col tempo e, di solito, si presenta nel momento in cui sei più vulnerabile, ovvero nel cuore della notte.
A suon di calci e gomiti larghi il lettone è presto territorio loro. A te e a tuo marito restano due spazi tanto piccoli da garantirti il famoso mal di schiena.
La notte passa così. Poi suona la sveglia, quattro o cinque volte… e tutto ricomincia!


Che cosa ci insegna questa approfondita analisi?
Semplice: quando il gioco si fa duro, i principi più ferrei delle mamme incominciano a crollare!

 

 

 

 

 

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