Di bambini e sogni prêt-à-porter

I sogni dei bambini sono i migliori. I più forti, i più divertenti.
Sono film vissuti in prima persona con colonne sonore fantastiche, sparate a tutto volume.

Della mia infanzia ricordo la voglia di diventare grande, di essere come mamma e papà.
Ricordo un panorama diverso, più vasto, da mozzare il fiato.
Ricordo i desideri strampalati, che se ci ripenso ora rido forte e di gusto, ma che allora avevano un senso profondo.
Come quella volta che decisi con tutte le mie forze che da grande avrei fatto la pastorella. Io, che lontana dalla metropoli oggi non ci saprei stare!
E poi… che razza di sogno sarebbe quello della pastorella?!

Che i sogni, si sa, dovrebbero essere grandiosi. O almeno così mi pareva di aver letto sul libretto di istruzioni…

Ma il punto è proprio questo credo: gli occhi di un bambino sanno cogliere la grandezza delle piccole cose, come noi adulti non sappiamo quasi più fare.
I colori nel mini-mondo sono più brillanti e le nostre vite normali lì son meglio delle avventure degli Avengers.
Gli occhi dei bimbi indossano filtri speciali, ne sono certa, di quelli in grado di trasformare ciò che a noi appare banale in qualcosa di pazzesco. Peccato che a una certa età la vita te li richieda indietro!

E poi ci sono quelli che, sì, sognano in grande. Ma lo fanno con una semplicità disarmante.
Perché la vita, guardata con quei filtri lì, non ha niente di complicato!
E allora c’è chi vuol fare l’astronauta, chi la ballerina, chi il pilota.
C’è chi come Biscela sa che diventerà un giocatore di basket. Perché lui non vuole diventare un campione del parquet, lui sa che sarà così. E non gli importa del pallone troppo pesante, del canestro che sembra essere fissato in cielo, di un gene fondamentale – quello dell’altezza – che forse non farà mai capolino in lui. Lui lo sa. Punto.

Conosco uno poi che voleva addirittura diventare Papa. E che oggi è mio papà. Questione di accenti, ma la vita è così.
La cosa bella stava proprio nel fatto che lo ritenesse più che possibile. Perché – per un bimbo – le cose basta volerle!

Ed è giusto così: il chissenefrega con cui i bambini affrontano i sogni è la parte più bella, e dovrebbe insegnarci qualcosa.
Da piccolo puoi essere un gelataio o un fantastico superhero, una fata o semplicemente una mamma.
Fino a quando la vita non chiede il reso dei filtri puoi. E questo è il bello.
Perché che un bimbo sogni la stanza accanto come se fosse un Paradiso o la Luna come se fosse ad una fermata di tram non importa. È tutto lì, a portata di mano.

Basta afferrare il proprio desiderio.

Come solo un bambino sa fare.

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