In viaggio verso la felicità

Il viaggio di Max e Pity oggi giunge al termine e approda in Italia.
Esattamente come Sticky Fudge, lo stilosissimo brand sudafricano che ha vestito queste avventure a caccia della soluzione al mistero che avvolge i tatoo magici dei nostri amici.
Li abbiamo lasciati in partenza dal Marocco. Dove ci condurranno oggi?


Ancora una volta in mezzo al mare. Ancora una volta in viaggio insieme, verso l’ignoto.
Max e Pity navigavano già da diverso tempo e la barca non sembrava volersi fermare: procedeva lenta, ma sicura.
C’era un problema però: le provviste si erano ormai esaurite e le pance brontolavano con insistenza.
Sul calare della sera i nostri piccoli amici si addormentarono sfiniti e, soprattutto, affamati. Max aveva le gambe che sporgevano dal bordo della barchetta a ciondoloni e una delle sue Balgha magiche sfiorò l’acqua del mare. Bastò un piccolo tocco, fu quasi una richiesta d’aiuto.

Un tonfo sordo li svegliò improvvisamente. Era come se qualcosa avesse agganciato da sotto la piccola imbarcazione, che iniziò a scivolare sull’acqua con una velocità estrema. Era come se avessero iniziato a volare sul mare.
Max e Pity sentivano il vento nei capelli, non riuscivano quasi a tenere gli occhi aperti… e ridevano forte. Dovevano aggrapparsi con tutte le loro forze alle panchette su cui erano seduti per evitare di cadere, ma era troppo divertente!

Morf, il serpente del mare

Dopo qualche tempo la barca iniziò a rallentare, sempre di più, sempre di più.
Qualcosa (o qualcuno!) li stava appoggiando nuovamente sulla superficie dell’acqua. E poi si udì un altro piccolo tonfo, proprio sotto di loro.
Ecco una grossa figura affiorare dal mare. Anzi no, non era grossa: era gigantesca!
Max e Pity dovettero aggrapparsi ancor più saldamente alla panchetta su cui sedevano, non potevano credere ai loro occhi: un serpente marino enorme era lì, proprio davanti a loro… e sorrideva!
Aveva grandi denti aguzzi e occhi gentili color ambra. Le squame che ricoprivano il suo corpo invece erano blu cobalto, esattamente come le calzature ai loro piedi.
“Ehilà amici!” esclamò il gigantesco rettile sibilando “Ssspero di esservi ssstato d’aiuto, dovreste essere quasi arrivati. Ssspero.”
“Ma tu chi saresti? E come sai dove stiamo andando?” Chiese Max facendosi coraggio.
“Io sssono Morf, il ssserpente marino millenario. Mi avete chiamato voi eh?! Con le Balgha magiche intendo, sssono fortissime: ad esse rispondono tutti i ssserpenti della terra. Compreso il sssottoscritto. Non lo sssapevate? Comunque… loro mi hanno indicato la ssstrada ed eccoci qui. Il viaggio è stato uno sssballo, no?!” Morf parlava a raffica e ondeggiava da una parte all’altra con entusiasmo. Era davvero buffo!
“Sì Morf! Un vero sballo!” Risposero in coro Max e Pity ridendo.
“Mi dispiace quasi lasciarvi sssapete?! Non ho molta compagnia lì sssotto, negli abissi intendo. Ma vabbè, è casa mia e quindi… ci sssi vede ragazzi!” e così dicendo, con un grosso guizzo, si rituffò nel mare schizzando ovunque e lasciando i due bambini a bocca aperta.

Una città speciale

La barca riprese a scorrere lenta e iniziò ad avvicinarsi alla costa. Era l’alba. Max e Pity, esausti, si riaddormentarono cullati dalle onde.
Furono svegliati da un gran vociare, con il sole già alto. Non erano più in mare aperto ma in mezzo a palazzi bellissimi. Erano in quello che sembrava essere un canale.
“Che posto è mai questo?” Chiese Max a un uomo di righe vestito, alla guida di una strana imbarcazione nera e lucida.
“Come che posto è?! Siete a Venezia!” Esclamò l’uomo con aria sorpresa.

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Venezia. Illustrazione tratta dal libro “Mappe”, di A. Mizielinska e D. Mizielinski – Electa

A sentir pronunciare quel nome Pity cambiò espressione.
“Cosa ti succede amico?” Chiese Max preoccupato.
“Non lo so. Mi sembra tutto così familiare, e non capisco perché…” Sorrise il bimbo, con lo sguardo perso nell’orizzonte.

I due amici legarono saldamente la loro barchetta e iniziarono a camminare per le viuzze della città, seguendo il loro istinto. O, forse, erano le Balgha a guidarli.
Si fermarono di colpo davanti a quella che sembrava una bottega, era come se le calzature stessero dicendo loro di entrare. Così fecero.

Il Signore del Carnevale

Si ritrovarono in un luogo bizzarro, per certi versi simile alla bottega di Ples.
Ampolle, libri, polveri colorate e oggetti stravaganti erano accatastati qua e là, tra scaffali e polvere.
All’improvviso si aprì una porta e ne uscì uno strano personaggio. Era esile di corporatura e vestiva di bianco, mentre il suo volto era celato dietro una bizzarra maschera dorata dal lunghissimo naso.
“Chi siete? Cosa volete? Fuori, non voglio marmocchi qui dentro!” Esclamò con tono burbero.
Max si fece coraggio e rispose con voce un po’ tremante. “Ci chiamiamo Max e Pity, abbiamo fatto un lungo viaggio perché stiamo cercando di risolvere un piccolo mistero che ci riguarda. Non sappiamo perché siamo qui, sono loro che ci hanno condotte a lei…” e così dicendo indicò le Balgha cobalto.

A quella vista gli occhi dell’uomo mascherato si spalancarono, cambiarono espressione. Decise così di ascoltare la loro storia.
Esaminò con cura i tatuaggi magici, che ormai si stavano definendo alla perfezione. Specie quello di Pity: erano apparse all’improvviso delle grosse radici che spiccavano per un color verde brillante.

Lo strano personaggio aveva ascoltato e osservato con attenzione, in silenzio. Quindi parlò.
“Io sono il Signore del Carnevale, esperto in arti magiche ed enigmista. Ho una teoria, credo di potervi aiutare. Ma non lo farò gratis…” Disse con un guizzo nello sguardo.
“Ma noi non possediamo nulla…” replicò Max.
“Mi accontenterò di quelle vecchie calzature… in cambio io vi dirò come risolvere il vostro mistero. Siamo d’accordo?” Sorrise, di un sorriso freddo. Più simile a un ghigno, forse.
I due bambini si guardarono increduli. Eppure le Balgha li avevano condotti lì, forse era proprio questo ciò che volevano.
Accettarono, ma sentivano un groppo in gola.

L’enigma si scioglie, il viaggio finisce

Il Signore del Carnevale si fece consegnare le scarpe e si affrettò a metterle in un grosso e scricchiolante cassetto. Quindi sprofondò su una vecchia poltrona e iniziò a parare con tono sicuro. “Il Segreto dei Giganti che vi è stato consegnato è strettamente legato a quei disegni. In particolare all’ultima parte del tatuaggio sul braccio di Pity, resa più evidente dal colore. Osservate.” Continuò mostrando loro il braccio. “Queste sono radici, la formula nello scrigno recitava “Arriva alle Radici”. Ecco, io credo che il piccoletto sia al capolinea, o quasi.”
“Cosa intendi dire?” Incalzò Pity.
L’uomo per la prima volta sorrise, per davvero.  “Senti un po’: c’è qualche cosa che ti manca ogni tanto?”
Pity si bloccò, non si aspettava quella domanda. “Sì.” Rispose con aria triste. “Ogni tanto, spesso in realtà, vorrei essere a casa, avere i miei genitori con me. Sono stato assegnato a Ples quando ero molto piccolo, avevano visto in me un dono. Molte cose non le ricordo neppure, ma ce ne sono alcune che non possono essere cancellate. Mi manca una mamma che mi racconti le favole della buona notte, che mi prepari una torta alle mele profumata. Mi manca un papà che mi insegni a costruire oggetti, che mi accompagni a pescare all’alba. Mi manca l’amore vero di una famiglia, quello che vien fuori dalle piccole cose. Tutti i giorni. Io ho tanti amici, ma non è lo stesso…” Pity scoppiò a piangere. “Non l’ho mai detto a nessuno!”

Le lacrime del piccolo cadevano come pioggia sul tatuaggio magico, mentre Max abbracciava l’amico.
In quel momento un forte bruciore avvolse il braccio di Pity e una luce bianca ingoiò i due bambini che iniziarono a sentirsi cadere nel vuoto.

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Illustrazione tratta dal libro “Mappe”, di A. Mizielinska e D. Mizielinski – Electa

Le radici più belle

Max e Pity si svegliarono in una stanza piena di sole, sdraiati in morbidi letti con lenzuola di lino. Avevano dormito molto. Fuori dalla finestra si intravedeva uno dei bellissimi canali di Venezia e nell’aria c’era un buon profumo di torta.
La porta si aprì: entrarono un uomo e una donna dagli sguardi gentili e commossi.
“Avete dormito bene?” Chiesero con tono dolce. “Pity, tesoro, ci riconosci?”
“Mamma! Papà!” Esclamò il bambino balzando giù dal letto e correndo ad abbracciare i genitori.
Fu un momento molto intenso.
Anche Max si ritrovò a pensare a casa sua, a sua madre e a suo padre, al motivo sciocco per cui avevano litigato e lui aveva intrapreso quel viaggio. Ora capiva che nessun bisticcio poteva e doveva allontanarlo dalla sua famiglia. Ora capiva che non doveva concedere al suo cuore di restare così arrabbiato. Ora capiva che, per quanto fosse lontano, il richiamo alle sue radici lo avrebbe sempre guidato.

Guardarono le braccia: il tatuaggio di Max era ancora lì, solo più brillante, mentre quello di Pity si era completamente trasformato. Ora aveva un piccolo e colorato disegno di una famiglia stretta in un cuore.

I due amici si salutarono con un forte abbraccio e con mille promesse di rivedersi al più presto.
Max riprese il suo viaggio, aveva ancora molte avventure da vivere, ma ora aveva anche una certezza: sarebbe tornato a casa, al più presto. Avrebbe abbracciato la sua famiglia, forte. Ora sentiva che nel suo cuore era tornato il calore dell’amore.

In quel momento Ples, Swoko e Saida sorrisero guardando l’orizzonte.
In quel momento un cassetto all’interno della bottega del Signore del Carnevale si aprì: ne uscirono molti serpenti color blu cobalto pronti a tornare dal loro vero padrone, l’Incantatore. La loro missione era giunta al termine.


Il nostro viaggio termina qui, nella nostra bella Italia. Esattamente come Sticky Fudge, che ringrazio per avermi dato l’opportunità di raccontare sogni e che giunge nel Belpaese per portare nei mini-guardaroba di casa il profumo e i colori di terre lontane. Per restituire al divertimento un pizzico di avventura.

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Un meravigliosa scusa per sbirciare il prossimo capitolo di questa grandiosa avventura: la collezione invernale!

 

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