Storia semplice di una piccola cuoca che fu, di un’amica che c’è

C’era una volta una ragazza che cucinava, una piccola cuoca.
Vi racconto.

Quando è nato Biscela, per un breve periodo della mia vita, ho subito una mutazione genetica.
Mi sono trasformata curiosamente per un po’ in Csaba dalla Zorza. O forse, più onestamente, in Antonella Clerici. Ma ognuno fa quel che può!
Il punto però è che per i primi mesi di vita del mio grandone sono andata in fissa vera con la cucina. Quella figa.
Studiavo scrupolosamente ricette di chef di un certo spessore e organizzavo cene con amici a ripetizione, per replicare alla meglio questo o quello.
Ad un certo punto mi sono comprata persino un libro di dolci! Io.
Devo dire che, prova oggi e riprova domani, ero diventata anche bravina.

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Poi è finito il periodo di maternità. Ho iniziato a vacillare.
Poi sono arrivate le seconde “lineette rosa” sul test – seguite da una gravidanza pesantissima, un trasloco e un inserimento alla materna. La piccola cuoca che era in me mi ha lasciata per sempre!

Non è che cucinare non mi piaccia più. La trovo una forma d’arte pazzesca e io adoro il buon cibo!
Semplicemente non ho più tempo ed energie da dedicare seriamente alla cosa.
E poi con i bimbi, a meno che tu non sia Cracco, si va sul semplice.
Perché io ci ho provato a far mangiare di tutto a Biscela, in mille modi. Ma non è così semplice!
Giuro, a partire dallo svezzamento ho seguito scrupolosamente tutti quei consigli sul “far assaggiare tutti i sapori” e ho inserito nel brodo ogni forma di vegetale conosciuto. Successivamente abbiamo inventato storie, cucinato insieme! Niente.
Alla fine con lui funzionano sempre gli stessi semplici menù. E per “funzionano” intendo che per mangiarli mio figlio ha bisogno del motivatore a fianco ad ogni boccone, ma almeno il piatto dopo un’oretta è pulito (o quasi!).

E così sono tornata alla mia versione cuoca 1.0, al mio livello super basic tra i fornelli. Anzi, per dirla tutta ultimamente l’asticella si è anche un tantino abbassata.
Per di più le uscite in ristoranti meritevoli di essere citati si contano sulle dita di una mano – non tutte, sia chiaro! – dalla nascita di Pietruncoli ad oggi.
Va da sé che io e mio marito a tavola ci stiamo “Biscelizzando”.
Fine della storia.

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Anzi no. Qui arriva il bello.
A cosa servono gli amici se non a farti una coccola quando ne hai più bisogno?

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Ecco. Io ho una fortuna sfacciata: una food blogger per amica!
Ieri sera chiacchiere (che fanno bene al cuore) e coccole culinarie (che fanno bene al palato e allo spirito).
La mia bravissima amica Margherita di Cannella e Confetti (orgogliosissima di lei e di tutte le belle cose che sta facendo) ha cucinato una cena da nababbi tutta per noi, dagli antipasti ai dolci.
No, non è un refuso: “I DOLCI”. Ne ha fatti ben due!!!

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Un piatto più bello dell’altro, di quelli che è un peccato mangiarli. Solo all’inizio però, perché poi come attacchi con la prima forchettata li divori per quanto sono buoni!
Nemmeno a Natale ho soddisfatto tanto Il palato e riempito tanto lo stomaco!

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Mi piacerebbe star qui a descrivervi sapientemente ogni piatto. La nota croccante di qua, quella acida di là. Ma non ne sono capace. Perciò mi limito a postare qualche foto nella speranza che parli per me!

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Per una cosa però voglio assolutamente provare a trovare le parole: grazie Marghe per la splendida cena, per la bella serata organizzata con un’attenzione unica. Grazie per le chiacchiere, grazie per la coccola! Ci volevano!

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