What’s in my pocket Mom?

Le tasche dei bambini sono dei mondi.
Quando tornano da scuola si portano dietro un piccolo bagaglio di tesori segreti, scoperte e scorte di qualsivoglia necessità. Ma anche cose indesiderate, celate con grande abilità all’attenzione delle maestre.

Quando i bambini tornano da scuola le tasche traboccano della loro giornata, del loro tempo, di ciò che amano e di ciò che detestano.

Ricordo ancora quando rincasavo e mia mamma si trovava nel grembiule scorte interminabili di pane, che sgraffignavo in refettorio. Perché io ho sempre avuto uno stomaco tremendamente esigente e le porzioni della mensa scolastica non erano neanche lontanamente in linea con le quantità necessarie a riempirlo! Ecco, lascio immaginare la moltitudine di briciole che popolava quelle tasche: rovesciandole avrei senz’altro potuto sfamare l’intera comunità di piccioni di Piazza Duomo senza grandi difficoltà!
E poi c’era chi, per esigenze opposte alle mie – di appetito e di palato – si metteva in saccoccia piccole porzioni di quel pasto che proprio non ne voleva sapere di andare giù. Ci voleva grande maestria per arrotolare le uova nel tovagliolo di carta ed eliminare le prove senza che nessuno se ne accorgesse. Mi piace immaginare che quei compagni, dopo cotanta gavetta, oggi siano diventati abilissimi prestigiatori e illusionisti di professione. O, forse, borseggiatori.

Oggi è Biscela a far prendere vita alle sue tasche

Decisamente meno monotematico di sua madre, ci infila tutte quelle meraviglie in grado di incantarlo per almeno cinque minuti della sua lunga giornata. Sono frammenti di tempo e di emozioni. Pezzi di sorrisi e di occhioni neri spalancati.  Tesori sepolti, dimenticati già dopo pochi saltelli di lancetta e riesumati, soltanto più avanti, dalla sottoscritta.

Vi scovo innanzitutto pezzi di natura, le meraviglie del cortile della materna. Cose che, ovviamente, nel giardino di casa non assumono nemmeno lontanamente lo stesso fascino!
Frugo e trovo piccoli sassi lisci che raccoglie febbrilmente, dopo aver scavato a lungo qua e là, in modalità nanetto cercatore incallito di pietre preziose “ON”. Temo gli manchino solo piccone e barba bianca, poi sarebbe davvero perfetto per vestire i panni dell’ottavo coinquilino di Biancaeve.
Scopro con grande tenerezza fiorellini o foglie secche che raccoglie per me  – sì, anche foglie secche… ma conta il pensiero, no?! – e che poi, con puntualità svizzera, dimentica di darmi.

Ci sono poi le mode condivise.
In questo momento una su tutte, l’incubo del genitore medio italiano: i Rollinz!
Scambi di personaggi o piccoli regali che attestano affetto e amicizia davvero speciali. Ed ecco che dalla nostra taschina spunta un pericoloso nemico in più per i piedi scalzi di mamma e papà. Perché, dal momento che due navicelle sono ormai al completo, la sorte dell’ennesimo Obi-Wan Kenobi decisamente segnata: bazzicherà sul tappeto della cameretta, insieme a tutti gli altri Obi-Wan e compagnia bella!

E infine ci sono tutte le trattative, le conquiste, i trofei e altri piccoli doni.
Oggettini senza senso, buoni per il secchio della spazzatura. Eppure tremendamente preziosi.
Pezzi di Lego o di sorpresine dell’ovetto Kinder (al secolo: altri acerrimi nemici dei poveri piedi di mamma e papà. Ma quando impareremo a mettere le ciabatte?!), disegnini e carte di qualsiasi genere; mi è capitato addirittura di trovarvi vecchi biglietti di treno o metropolitana custoditi come documenti della massima importanza.
Elastici e figurine sgualcite, tessere telefoniche provenienti – non si sa come – dagli anni ’90 e Galatine di chissà quale annata… insomma, ad ogni estrazione si potrebbe fare il toto-tesoro!

E ora concedetemi una piccola riflessione. Ecco la morale di tutta questa storia.
Coscienti di questi micro-universi c’è un errore che noi mamme non dobbiamo mai – e sottolineo mai! – commettere: dimenticarci di svuotare le tasche prima di fare la lavatrice! Perché vi garantisco, per direttissima esperienza personale, che aprire l’oblò e trovarsi una shakerata di panni bagnati e foglie secche non è esattamente quella che chiamerei una bella sorpresa.
Ma avrebbe anche potuto andarmi peggio: avrebbero potuto essere sassi!

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